Fortuna
Informazioni
Campo Valore Tipo Una delle Nove Figure Ambito La sorte, il caso, la prosperità Immagine Un corvo di legno nero ad ali spiegate sopra una ruota d’argento Invocata da Mercanti, giocatori, madri di soldati Dottrina «Emanazione» del Silenzio; premia chi obbedisce alla Legge Prima apparizione L’età dei regni
Fortuna è una delle Nove Figure che la Chiesa del Silenzio ha assorbito dalle religioni più antiche, e forse quella che ha cambiato di più. Un tempo rappresentava il caso, la sorte mutevole e la prosperità concessa senza una ragione comprensibile: poteva innalzare un mendicante, rovinare un Re o cambiare il corso di una guerra per una freccia scagliata male. La Chiesa trovò intollerabile una sorte priva di giustizia, perché avrebbe reso inutile ogni predica sulla rettitudine. Così Fortuna fu domata, privata del capriccio e trasformata nella garante dell’ordine sociale.
Oggi i sacerdoti insegnano che il successo è la ricompensa di chi vive secondo le regole e la miseria la prova di una colpa. Il ricco prospera perché è giusto, il povero soffre perché ha fatto qualcosa per meritarselo: se non lui, suo padre, o un antenato di cui nessuno ricorda più il peccato ma di cui la Chiesa conserva, molto opportunamente, il debito. In questo modo chi possiede tutto può guardare chi non possiede nulla e sentirsi virtuoso.
Immagine e culto
Nella parrocchia povera di Cassio, nella periferia meridionale di Aeterna, l’altare laterale di Fortuna porta un corvo scolpito nel legno scuro che spiega le ali sopra una ruota d’argento; la vernice nera delle piume è screpolata e gli occhi d’onice riflettono la fiamma delle candele. Non so se ovunque sia raffigurata così.
La pregano i mercanti, i giocatori e chiunque abbia preso una decisione abbastanza stupida da aver bisogno del destino; ma ho visto anche madri pregarla perché il figlio tornasse dalla guerra, e quelle non avevano niente di stupido. La dottrina dice che non ascolta, perché le Figure non hanno volontà. Le madri non leggono la dottrina.
Per Cassio la Fortuna della Chiesa è una bilancia truccata. Per me è il dado più onesto del Continente, a patto di non lasciarlo tirare a un prete.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Nove colpi. La notte dopo aver sepolto un bambino morto di febbre, Cassio sbarra il portone della sua chiesa, si spoglia davanti all’altare di Fortuna e si flagella con un flagello di cuoio nascosto sotto una pietra dell’altare: nove colpi, uno per ciascuna delle grandi figure, mai uno di più. Non crede che il corvo lo ascolti; prega perché ha bisogno di rivolgersi a qualcosa che la Chiesa non controlli del tutto, e vuole immaginare che sotto i dogmi sopravviva la Fortuna antica, «cieca e irragionevole, ma abbastanza giusta da colpire anche coloro che si consideravano intoccabili». Offre il dolore come una scommessa contro l’ordine del mondo, pagando in anticipo per i poveri. Alla fine dice al corvo: «Il debito è saldato».
Dopo Vaelor. Mentre la casa di Vaelor brucia, Cassio si accorge di non aver smesso di credere nel divino: crede ancora nella Fortuna che sopravvive dietro il volto con cui la Chiesa l’ha ricoperta. Ha smesso soltanto di credere che Titus ne sia il padrone.
