Elian
Informazioni
Campo Valore Sesso Maschio Ruolo Botanico Affiliazione Accademia di Thalmyra Regno Solthar Prima apparizione L’età dei regni
Elian è il botanico della Spedizione di Lysandros a Umbra, uno dei dodici studiosi dell’Accademia di Thalmyra che partono, sotto la copertura di una missione cartografica, verso il cuore della Foresta di Umbra. I botanici della compagnia parlano di specie scomparse e di linfe dalle proprietà sconosciute, e riempiono le casse di ampolle, coltelli, presse di legno e contenitori per campioni che non hanno ancora trovato.
Elian guarda il mondo come si guarda una pianta: cerca le nervature, i canali, ciò che scorre e ciò che lo spinge. Ha un temperamento razionale finché la ragione regge, e una curiosità febbrile che, quando la ragione non regge più, prende il suo posto. Della sua vita prima della partenza non so nulla.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Quando nella Foresta compare un orso che parla («Siete in ritardo»), Elian sostiene che certe muffe producono allucinazioni condivise, mentre Doros pensa a uno spirito guardiano; il capitano Arbazer ordina a entrambi di risparmiare il fiato. All’uscita dagli alberi Elian è uno dei quattro studiosi sopravvissuti, con Lysandros, Cornelius e Doros. Davanti alla città chiede se gli edifici attorno all’Archivio siano templi, sale del consiglio o residenze per gli archivisti.
Dentro la città è il volto consumato dalla fame, ma negli occhi gli brilla ancora la frenesia della scoperta. È il primo a leggere i condotti di cristallo come un organismo:
«Sembrano arterie che trasportano il sangue», disse, sollevando una mano senza toccare il cristallo. «Guardate il movimento: qualcosa lo spinge.»
Davanti alla sfera del mondo sotto la piazza della Grande Cupola osserva i filamenti come le nervature di una foglia, nota che seguono la stessa direzione dei condotti e, prendendo sul serio l’ipotesi di Lysandros, suggerisce che i punti più luminosi siano i Monumenta delle grandi città: guarda, dice, quanto brilla il punto dove dovrebbe trovarsi Aeterna. Poi si spinge oltre: «Umbra potrebbe essere il luogo dal quale l’intera realtà veniva osservata», continuò Elian. «O regolata.» Quando la sfera lampeggia sull’Oasi di Keshar, disobbedisce all’ordine del capitano, appoggia l’orecchio alla lastra e sente che il ritmo è cambiato: «È aritmico.» Ne deduce che qualcosa sta disturbando la rete, forse migliaia di morti, Monumenta distrutti, intere gens spazzate via.
Nella corsa verso la Cupola un giunto dei condotti esplode e un getto di sostanza argentata vaporizzata lo investe. Il corpo diventa traslucido, ossa, polmoni e cuore si vedono per un istante, poi si dissolvono a partire dalle dita; la bocca scompare prima che possa gridare. Il marmo assorbe la nebbia argentea che resta di lui, e una nuova pulsazione attraversa la rete. Non resta né un osso né un lembo di veste. Sui gradini Cornelius ripete il suo nome e quello di Doros, come se la città potesse cancellare anche il ricordo.
