Cornelius
Informazioni
Campo Valore Sesso Maschio Titolo Maestro cartografo Carica Membro del Consiglio dell’Accademia di Thalmyra Affiliazione Accademia di Thalmyra Regno Solthar Residenza Thalmyra Prima apparizione L’età dei regni
Cornelius è il cartografo del Consiglio dell’Accademia di Thalmyra, uno degli otto maestri che decidono quali ricerche l’Accademia debba sostenere e quali no. Nella Sala dei Dotti è l’uomo delle domande scomode e concrete: quante strade, quanti uomini, quante provviste, e soprattutto quanti morti.
Aspetto
Cornelius è un uomo ossuto, con i capelli grigi tagliati corti e le dita macchiate dai pigmenti con cui si preparano le mappe. Come gli altri maestri del Consiglio veste una lunga tunica scura, e immagino che sulla sua sia ricamato il compasso che a Thalmyra distingue i cartografi.
Personalità
Cornelius è uno scettico di mestiere, con un’ironia asciutta che riserva volentieri ai giovani troppo sicuri di sé. Quando uno studioso gli parla di «amore per la conoscenza», lui sente la gloria, l’ambizione e il desiderio di legare il proprio nome a una scoperta, e lo dice. Dietro la prudenza, però, c’è una curiosità che non è più piccola di quella di Lysandros: il suo sogno, come quello di tutti i cartografi, è tracciare una linea dove le mappe mostrano un vuoto. Il suo sapere è fatto di misure, distanze e proporzioni; quello che non si lascia misurare lo spaventa più di qualunque pericolo dichiarato.
Della morte parla senza giri di parole. Al giovane che gli obietta che gli scomparsi di Umbra potrebbero non essere morti risponde:
«È ciò che ci si dice quando la verità porta dispiacere.»
Prima degli eventi
Conosce a memoria i registri delle spedizioni partite per la Foresta di Umbra e mai tornate: l’ultima mandata da Aeterna, con centoventi soldati, venti muli e viveri per quattro mesi; quella dei mercanti di Thalassar, con guide nate ai confini della Foresta; l’ultima missione dell’Accademia di Caldor, con astronomi, guaritori e uomini addestrati a sopravvivere nelle paludi. Sa anche che i geografi di Thalmyra e di Cyresapolis discutono da sempre se il mondo finisca dopo il Continente, e che la Chiesa del Silenzio continua a mettere Aeterra al centro di ogni carta.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Il Consiglio. Cornelius confronta la grafia della pergamena trovata da Lysandros con i registri degli ultimi anni imperiali e ne conferma l’epoca; avverte però che certi dettagli non sono verificabili, proprio perché non compaiono in nessun’altra fonte. Durante l’udienza mette il ragazzo alle strette: come nascondere una compagnia armata con provviste per mesi? Scopre che Lysandros ha già pronti più itinerari, gli chiede se lo muova soltanto l’amore per il sapere, gli ricorda le spedizioni scomparse e conclude: «È molto probabile che non tornerai.» Quando Phocas accusa il Consiglio di cercare armi per i sovrani, è lui a rispondere che bisogna studiare il passato, perché altrimenti lo farebbero uomini peggiori. È ancora lui a ricordare a Lysandros che l’Accademia esiste sotto la protezione del Re, e a stabilire che, in caso di fallimento, i registri parleranno soltanto di una missione cartografica scomparsa: verrà cancellata, precisa, «La sua vera natura, non la spedizione». Avernus gli affida l’itinerario.
La Foresta. Cornelius parte con la Spedizione di Lysandros a Umbra. Ride debolmente davanti alle regole del capitano Arbazer, finché non capisce che il mercenario non scherza; nei primi giorni continua a controllare la posizione del sole su una tavoletta, anche quando le fronde lo nascondono. All’uscita dalla Foresta è uno dei quattro studiosi sopravvissuti, con Lysandros, Elian e Doros. È lui a chiedere quanto tempo sia passato e a contare le tacche sulla tavoletta delle razioni: «Tre mesi», dice. «Forse quattro.» Davanti alla città osserva che non ci sono quartieri popolari né botteghe, e che forse non è mai stata una vera città.
La città. Sotto l’arco d’ingresso tocca una colonna senza un segno d’usura e mormora che è impossibile; annota le svolte su una tavoletta, ma ogni strada porta al centro. Quando Lysandros ipotizza che i condotti portino a Umbra il soffio dei morti, gli chiede di dirgli che è soltanto un’ipotesi. Davanti alla sfera del mondo sotto la piazza della Grande Cupola cerca di memorizzare profili e distanze impossibili:
«Non siamo il centro», disse guardando la piccola regione argentata. «Siamo una penisola in un mondo immenso. E l’Impero lo sapeva.»
Quando la sfera lampeggia sull’Oasi di Keshar, la nota acutissima che sale dalla piazza gli fa colare un filo di sangue da un orecchio. Nella corsa verso la Cupola si aggrappa alla cintura del mercenario che affonda nella lastra, senza riuscire a salvarlo. Sui gradini resta disteso, con il sangue che gli esce dalle orecchie, ripetendo i nomi dei compagni perduti come se temesse che la città potesse cancellarne anche il ricordo: «Doros. Elian. Elian. Doros.» Insiste che non sono morti: «Sono là dentro, li sento.» Poi scoppia in una risata spezzata, grida che forse sono morti anche loro; Arbazer lo schiaffeggia, e lui risponde «Grazie» e si rialza.
