Selve di Amana
Informazioni
Campo Valore Tipo Foresta pluviale, regno delle Amazzoni di Amana Posizione Estremo Sud del Continente Confini Thalassar a Nord e a Est, Arakhan a Ovest, il mare a Sud Capitale Città Sospesa, attorno all’Albero Madre Corsi d’acqua Fiume Sar (a nord), torrenti e fiumi che cambiano corso con le piogge Risorse Legno-Ferro, metallo delle radici, veleni, resine, erbe medicinali Prima apparizione L’età dei regni
Le Selve di Amana, che chi ci vive chiama semplicemente la Selva o la Foresta, sono la grande foresta dell’estremo Sud del Continente e la patria delle Amazzoni di Amana. Sulle mappe dei precettori di Thalassar occupano tutto l’angolo meridionale di Aeterra; dentro, però, le mappe si arrendono. Per la gente del Sud sono un regno di donne armate, per Thalassar una miniera di legname e per i mercanti un posto di cui parlare a bassa voce, come se gli alberi potessero sentire. Io le ho guardate soltanto dal margine, e da una distanza che giudico rispettosa.
A Nord e a Est confinano con Thalassar, a Ovest con il deserto di Arakhan e l’Oasi di Keshar, a Sud con il mare, sulla cui costa si abbattono i cicloni dell’estremo Sud: tempeste capaci di sradicare alberi e di spingere il mare dentro i villaggi, a cui le genti del luogo danno un nome e che ricordano per generazioni, come si ricordano gli eserciti o i sovrani.
Descrizione
Nel cuore della Selva gli alberi più alti spariscono con la cima dentro le nubi basse e hanno tronchi larghi quanto torri. Fra di essi crescono canne di bambù che si piegano fino a terra sotto il vento, felci alte quanto un uomo, liane, muschi e radici contorte spesse come il corpo di un uomo; la volta dei rami è così fitta che il sole arriva al suolo solo in lame verdi e dorate. Fiumi limpidi scorrono fra pietre coperte di muschio e si allargano in pozze piene di pesci dai colori accesi. Accanto alle piste crescono fiori splendidi capaci di fermare il cuore, spesso impossibili da distinguere dalle piante che curano febbri e ferite: ogni parte della Selva può nutrire, guarire o uccidere.
Fra gli alberi più antichi ci sono i Legno-Ferro, tronchi millenari che dieci persone a braccia aperte non riescono a circondare, dal suono sordo e quasi metallico quando li si batte con le nocche. Fra le loro radici si raccoglie il metallo nerastro con cui le Figlie forgiano i Kriss.
Il clima, per un uomo del Nord, è un castigo. L’aria è così pesante che respirarla è come bere acqua tiepida, i vestiti non si asciugano mai e gli insetti sembrano abbastanza grossi da pretendere una paga: zanzare grandi quanto la punta del pollice, ragni con zampe più lunghe delle dita, formiche che aprono una ferita attraverso il cuoio degli stivali. Gli abitanti dicono che non sono neppure le creature più pericolose, e lo dicono sorridendo.
Per un esercito la Selva è peggio del clima. Le strade spariscono dopo una notte di pioggia, le ruote affondano, i cavalli impazziscono per gli insetti e i fiumi, nella stagione delle tempeste, cambiano corso trasformando le piste in paludi. I sentieri delle Amazzoni sono segnati da incisioni quasi invisibili sui tronchi, che nessun forestiero sa leggere. Nessun invasore può orientarsi senza guide, e nessuna guida di Amana tradirebbe la Selva senza condannare la propria famiglia.
I villaggi sorgono fra radici gigantesche, su piattaforme di legno, bambù e fibre intrecciate che non toccano il terreno, al riparo dall’umidità, dagli animali e dalle piene: scale di corda salgono a terrazze coperte di foglie impermeabili, passerelle sottili uniscono case, granai e piccoli altari. La Capitale, nel cuore della foresta, è la Città Sospesa, costruita attorno all’Albero Madre.
Darion, il mercante di legname che mi ha raccontato quasi tutto ciò che so di questo posto, giurava che nelle zone più profonde ci sono edifici sulle radici e ponti sospesi tanto alti che una caduta dura il tempo di pentirsi di tutti i propri peccati. Su questo, almeno, pare che dicesse il vero.
Risorse
Per Thalassar la Selva vale più di qualunque provincia del Continente. Il logoteta Nikephoros la descrive come una terra di alberi che non marciscono, resine che non bruciano e metalli che non si trovano altrove; i consiglieri di Thalios sostengono che potrebbe coprire il fabbisogno di legname del regno per secoli, dato che le foreste di Thalassar, tagliate da generazioni, sono quasi esaurite vicino alla costa. Le Amazzoni, dal canto loro, considerano sacrilegio abbattere un albero senza necessità.
«Come se fosse una miniera», disse Livia. «Per loro lo è», rispose Selene.
Storia
Le Figlie dicono che la Foresta diede loro rifugio quando il Continente voleva farne delle schiave e che da allora nessun uomo è riuscito a conquistarla. Per secoli Amana pagò all’Impero tributi simbolici e tenne lungo il confine altari al Silenzio vuoti, ripuliti soltanto all’arrivo delle delegazioni.
Negli ultimi anni Thalassar ha cominciato a entrarvi dal lato orientale. All’inizio di questa storia ha nella Selva tre castra principali, uno a nord vicino al corso del Fiume Sar, uno più a est lungo la vecchia strada imperiale e uno ancora in costruzione a sud-est verso la costa, più alcuni avamposti minori: quasi duemila uomini, e alberi vivi trasformati in palizzate. Le Amazzoni bruciano ciò che possono; ciò che non bruciano lo lasciano alla pioggia, che in una stagione si riprende ogni strada.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Sotto un temporale Selene distrugge uno dei castra thalassariani dentro la Selva e scopre il piano di Thalios: prendere Keshar per stringere Amana tra Thalassar a Nord e a Est, il deserto conquistato a Ovest e il mare a Sud, poi entrare nella foresta con almeno diecimila uomini, costruire strade e forti e abbattere la vegetazione dove serve. Marciando verso la Capitale, Selene guarda per la prima volta la Selva come un bersaglio: ogni albero millenario come la fiancata di una nave, ogni villaggio come qualcosa che può bruciare.
Dopo la caduta di Keshar, Thalassar domina quasi tutto il Sud. A chi, come me, ha sentito descrivere le mura dell’Oasi vetrificate dal sifone, Amana sembra «l’ultimo grande baluardo verde, nascosto nel cuore della Selva»; ma gli alberi, a differenza delle mura, bruciano benissimo.
