Thalassar

Informazioni

CampoValore
TipoRegno
CapitaleChrysepolis
SovranoThalios Serakh
DinastiaDinastia Serakh
GovernoMonarchia ereditaria per linea maschile; il Logoteta guida l’amministrazione; strateghi nelle province
EmblemaIl serpente dorato
EsercitoCirca sessantamila uomini registrati nelle legioni; flotta di dromoni
MonetaSesterzio
FedeChiesa del Silenzio
Città principaliChrysepolis, Tarsa, Neokastron, Halikore
ProvinceSettentrionali, meridionali e orientali; marche di sud-ovest verso il deserto
ConfiniSolthar a Nord; Arakhan e le Selve di Amana a Sud-ovest; il mare
Prima apparizioneL’età dei regni

Thalassar è il Regno del Sud del Continente, e il suo Re lo chiama senza modestia «il regno più ricco, popoloso e potente del Continente». Gli altri sovrani, quando ne parlano, tolgono di solito l’ultima parola, ma soltanto perché fa paura dirla. Ha una capitale, Chrysepolis, che si vanta di essere la seconda città del Continente dopo Aeterna, la flotta più temuta e le legioni più ricche e potenti che si possano vedere da questa parte del Limes; lo governa la Dinastia Serakh, e all’inizio dei fatti che racconto siede sul trono il giovane Thalios Serakh.

È un Regno di mercanti e di soldati, e le due cose si tengono per mano. Nei porti si comprano spezie, seta e schiavi; nelle province si arruolano contadini; nell’arsenale si costruiscono navi che divorano foreste intere. Quando cominciano i fatti, le sue legioni hanno già spinto gli uomini di Arakhan fino alla loro capitale e si preparano ad assediare l’Oasi di Keshar, mentre i suoi castra avanzano dentro le Selve di Amana. Nessuno, al Nord, si fa illusioni su che cosa venga dopo.

«Per ora, il Regno più ricco del Continente mi sembra una splendida nave costruita con tavole dorate sopra una chiglia già consumata.»

Geografia e territorio

Thalassar domina il Sud del Continente. A Nord confina con Solthar, il piccolo Regno costiero incastrato tra le terre settentrionali di Thalassar, le montagne centrali e la Foresta di Umbra; a Sud e a Sud-ovest si stendono i deserti di Arakhan e le Selve di Amana, che le terre di Thalassar stringono già da Nord e da Est, mentre il mare chiude il resto. Il Regno ha molte città costiere e una lunga costa esposta alle incursioni dei pirati delle Sette Isole, con cui Thalassar si contende le rotte meridionali e orientali e lo Stretto delle Spezie.

Se dovessi disegnarlo senza carta, lo disegnerei come un grande arco. In alto ci sono le province settentrionali, colline basse, grano e uliveti, fino al punto in cui la costa si restringe e Thalassar e Solthar si guardano lungo una striscia di terra fra le alture e il mare. Al centro, sulla costa orientale, c’è la pianura attorno a Chrysepolis, la terra più grassa e più abitata. Verso Sud le province orientali corrono lungo il fianco della Selva; a Sud-ovest le marche di frontiera si sfrangiano in steppa, poi in pietra, poi in sabbia, dove comincia Arakhan.

Nell’entroterra ci sono cave profonde di pietra azzurra, con cui si fanno le colonne del Palazzo Reale: le chiamano le cave di Kyanea, e chi ci lavora non lo fa per scelta. Più vicino alla costa ci sono, o c’erano, le foreste. Si parla di province meridionali, inquiete al punto che il governo teme rivolte, e di province settentrionali da cui si richiamano le coorti. Gli uomini del Sud preferiscono il cammello al cavallo, e il Re in persona cavalca un cammello da guerra.

Le estati sono lunghe e bianche, gli inverni brevi, con piogge che per qualche settimana trasformano i torrenti in fiumi; di fiumi veri ce ne sono pochi. D’estate soffia dal Sud-ovest un vento caldo che i contadini chiamano «il vento di Arakhan» e che porta la polvere del deserto fin sulle terrazze della capitale.

Le foreste costiere del Regno, tagliate da generazioni per la flotta, le città e le legioni, sono ormai quasi esaurite, e il legname arriva da regioni sempre più lontane. Sulle colline vicine al mare restano i ceppi, tagliati tutti alla stessa altezza come i denti di un vecchio. È questa fame di legno, più di qualunque offesa religiosa, che spinge Thalassar verso la Selva.

Popolazione e insediamenti

Quanti siano i Thalassariani non lo sa nessuno, e meno di tutti i Thalassariani, che contano a modo loro. Nelle taverne si dice che il Regno abbia più anime di Solthar, Vindelia e Ferrata messe insieme; io so soltanto che lì ho trovato un villaggio a ogni mezza giornata di cammino, dove al Nord avrei dormito nei fienili.

La popolazione si addensa sulla costa, in città portuali cresciute sopra vecchi porti imperiali, ognuna con una chiesa più grande del necessario, un mercato del pesce e un ufficio dell’erario. Halikore, sulla costa meridionale, vive di saline e di tintorie: vi si lavorano le conchiglie della porpora, e l’odore si sente dal mare prima di vedere le case. Nell’interno ci sono città di mercato come Tarsa, che manda alla capitale grano, buoi e tanti carreggiatori che nelle legioni «uomo di Tarsa» vuol dire «uomo che sa guidare un carro». A Sud-ovest c’è Neokastron, nata attorno a una fortezza imperiale e diventata la base delle colonne dirette ad Arakhan: più caserma che città, con un mercato di cammelli che non chiude mai.

I villaggi sono di case basse imbiancate a calce, con cortili interni e tetti piatti su cui d’estate si dorme. Nel Sud la gente è più scura di pelle, e in tutti i porti si incontrano Isolani, schiavi venuti dal Barbaricum, mercanti di Solthar e cammellieri del deserto.

Governo e amministrazione

Il Re governa da Basileia Thalassar, il Palazzo Reale che domina Chrysepolis, e da lì partono gli ordini per le legioni, la flotta e gli eserciti in campagna. La corona passa per linea maschile, ma un uomo solo siede sul trono: a Thalassar i fratelli non governano insieme, e il potere si conquista e si conserva con la forza, anche quando questo significa far sparire fratelli, figli o padri. I fratelli minori del Re portano il titolo di Principe e lo accompagnano nelle missioni di Stato.

Il governo quotidiano è nelle mani del Logoteta, il Primo Ministro, custode delle finanze, delle leggi e delle relazioni diplomatiche; dopo la famiglia reale è l’uomo più potente del Regno, e secondo alcuni comanda davvero quando il Re è lontano. All’inizio della vicenda la carica è di Nikephoros. Sotto di lui lavorano schiere di scribi che registrano tributi, paghe e carichi, funzionari dell’erario, magistrati del porto. Thalassar scrive tutto: chi entra, chi esce, chi paga e chi muore.

Le province. Ogni provincia è affidata a uno stratego, che la governa in nome del Re e ne comanda insieme guarnigioni ed esattori. Lo si sceglie tra le famiglie fedeli ai Serakh e lo si richiama dopo pochi anni, prima che la gente del posto cominci a chiamarlo «signore» con troppa convinzione: l’Impero è finito anche perché i suoi governatori si sono svegliati Re. Accanto a lui siedono un tesoriere che risponde al logoteta e un giudice che risponde a entrambi, e i tre si sorvegliano a vicenda.

I registri. Le province tengono il ruolo delle terre, dei fuochi e degli uomini abili alle armi; i porti quello delle navi; le diocesi della Chiesa del Silenzio le nascite e le morti, che i funzionari del Re consultano senza complimenti quando c’è da preparare una leva. I corrieri reali portano ordini sigillati con la cera nera. A corte servono gli eunuchi, a cui sono affidate le stanze della famiglia reale: uomini senza discendenza, e quindi, dicono, senza ambizioni da trasmettere.

Legge e giustizia

La giustizia è quella di un Regno ricco: ogni cosa ha un prezzo, anche l’accesso a un funzionario e il silenzio di una guardia. Per i poveri è meno trattabile: ai ladri si recide il naso, e chi non si prostra abbastanza in fretta davanti a un parente del Re può essere frustato.

Le leggi sono in gran parte quelle dell’Impero, riordinate dagli scribi del logoteta in un compendio che chiamano il Nomikon; ogni logoteta ci aggiunge qualcosa in fondo, come si aggiunge una stanza al Palazzo. Nelle province giudica lo stratego, o il giudice che gli siede accanto; a Chrysepolis il tribunale dell’eparca; i soldati rispondono ai loro ufficiali, i chierici alla Chiesa.

Al primo furto il naso, al secondo la mano; la frusta per gli insulti ai grandi; per chi non paga un debito la servitù, a tempo, talvolta con i figli. I condannati per reati gravi finiscono nelle miniere o nelle cave di Kyanea, che è un modo più lento di essere giustiziati. I pirati vengono impiccati all’imboccatura dei porti, perché le navi in entrata li vedano; per i nobili traditori c’è la spada, se il Re è di buon umore, e la sparizione, se non lo è. La testimonianza di una donna vale soltanto se un uomo della famiglia la conferma; quella di uno schiavo non vale niente, a meno che non sia stata ottenuta con la tortura, nel qual caso vale moltissimo.

Economia

Thalassar vive di commercio, di tributi e di guerra. Il porto di Chrysepolis è un formicaio di mercanti di ogni Regno, marinai delle Isole e ambasciatori; i quartieri ricchi sprecano acqua nelle fontane per dimostrare che possono farlo; perfino i mendicanti vestono stracci di seta. La moneta è il sesterzio, l’erario marca i propri lingotti e porta le paghe al porto in casse sorvegliate. I Thalassariani hanno trasformato il commercio in una religione molto prima che la Chiesa scoprisse di poter vendere preghiere.

Sotto l’oro c’è il grano. Le pianure costiere producono frumento, olio e vino, nell’interno si allevano buoi e muli, nel Sud palme e cammelli. Molta terra è della Corona, della Chiesa e delle grandi famiglie, lavorata da coloni che pagano in natura e non possono lasciare il fondo senza permesso. Lo Stato tiene granai per gli anni di carestia. Halikore tinge con la porpora, la più scura riservata ai Serakh; sulla costa si soffia il vetro e si tagliano le tessere dei mosaici, che qui sono un’industria; nelle colline ci sono miniere d’argento e di rame lavorate da schiavi e condannati. Si paga sulla terra, per ogni fuoco e, nei porti, il commerchio, un decimo del valore di ciò che entra o esce; in guerra il Re chiede le imposte in anticipo, e le chiede spesso.

Il punto debole è il legno. I dromoni, i carri, le fortificazioni e le macchine d’assedio consumano foreste che non ricrescono abbastanza in fretta; nell’arsenale ci sono scafi incompiuti in attesa di consegne che non arrivano. Da qui il «piano» su cui i Serakh lavorano da tre generazioni: prendere Arakhan, controllarne pozzi e vie carovaniere, entrare nella Selva da Ovest e da Est mentre la flotta chiude la costa, e impadronirsi del Legno-Ferro e del metallo delle radici. Con il Legno-Ferro, dice il logoteta, avrebbero scafi che non affondano; e con una flotta così il mare sarebbe loro.

Commercio

Il commercio guarda al mare. Dallo Stretto delle Spezie arrivano cannella, pepe, seta e incenso, che i mercanti thalassariani rivendono con un ricarico chiamato «il prezzo del viaggio» anche quando il viaggio l’ha fatto qualcun altro. Partono grano, olio, vino, vetri, panni tinti e armi; arrivano legname, ferro, schiavi e, dalle carovane del deserto, datteri, sale e incenso.

Ogni porto tiene un registro: nessuna nave attracca senza dichiarare nome, carico e provenienza. Una nave con malattia a bordo issa il segnale giallo della quarantena all’albero di prua, perché lo si veda prima che entri; chi non lo fa perde la nave. Le merci sdoganate ricevono un piombo con il serpente, e senza quel piombo una balla di seta è merce rubata anche quando non lo è. I mercanti si riuniscono in corporazioni, le somateia, ognuna con il suo banco in chiesa e il suo prezzo per i funzionari; gli stranieri commerciano in quartieri stabiliti e per un numero stabilito di mesi. Il rivale è Solthar, e la differenza la riassumono così: Solthar presta il denaro, Thalassar lo spende, talvolta con l’oro dei banchieri di Thalmyra.

Esercito

Thalassar dispone di circa sessantamila uomini registrati nelle legioni. Quanti possano combattere davvero è un’altra faccenda: chi conosce i ruoli parla di trentamila, forse quarantamila se il Re svuota le guarnigioni e richiama i veterani. Sono soldati di professione: al Nord diciamo che un soldato di Thalassar si sveglia, si addestra, mangia e torna ad addestrarsi, mentre il nostro deve prima arare, seminare e riparare il recinto. La loro disciplina non rende gli uomini immuni al caldo, ma insegna loro a soffrire senza mostrare quanto costi. All’inizio dei fatti che racconto tra quindicimila e ventimila di loro stanno attorno ad Arakhan, e altri reparti si radunano lungo i confini di Amana.

Le legioni sono ordinate secondo la tradizione dell’Impero: coorti, Centurioni, castra rettangolari con torri agli angoli, fossati e strade interne, costruiti anche in mezzo alla Selva secondo la geometria imperiale. La fanteria pesante combatte con grandi scudi rettangolari, corazze di piastre e cotte di maglia, lance e spade diritte, in formazioni serrate contro cui le spade corte del deserto servono a poco. Accanto ci sono arcieri, lancieri, cavalleria, genieri, e ausiliari; le macchine d’assedio comprendono onagri, scorpioni, arieti, torri mobili e, come si è visto, qualcosa di peggio. Il saluto militare è il pugno al petto, il grido di battaglia «Per Thalassar! Per i Serakh!». In parata i soldati del Re sfilano in corazze lucidate, elmi piumati, mantelli rossi, turchesi e gialli e impugnature d’oro e d’argento. Sui Legionari in generale ho scritto altrove.

Ogni provincia fornisce ogni anno uomini in proporzione ai suoi fuochi; chi ha denaro paga l’esenzione, chi non ne ha firma per vent’anni, almeno sulla carta, in cambio di sesterzi, grano e la promessa di un pezzo di terra di frontiera da vecchio. Ogni legionario porta cucita alla tunica una tessera di piombo con nome, coorte e città d’origine, perché i sacerdoti militari possano registrarlo e comporne il Monumentum se muore. Nel Sud-ovest ci sono reparti montati su cammelli, i dromedarii. Le colonne marciano su catene di depositi preparate in anticipo, con dietro una seconda popolazione di schiavi, conducenti, scribi e vivandieri.

Il vero vantaggio di Thalassar, però, è un altro: può permettersi di perdere. Ha la leva, ha contadini, servi e schiavi da mandare davanti alle lance, mercenari da comprare e ausiliari da arruolare. Per Amana cinquecento morte sono una generazione di comandanti; per Thalassar sono una colonna da sostituire. Nella Selva, quando cominciano i fatti, ha tre castra principali e alcuni avamposti, quasi duemila uomini in tutto.

La flotta è l’altro braccio del Regno: i dromoni, fortezze galleggianti con due ordini di remi, rostro di bronzo, balliste e torri per arcieri, armati da rematori che sono cittadini liberi e non schiavi, e accompagnati dai fanti di marina. Ha il suo porto militare a Chrysepolis e il suo grado di comando, il navarca; le famiglie degli ammiragli sono tanto potenti che i Serakh pensano di legarle a sé con i matrimoni. Alla flotta appartiene anche il segreto meglio custodito del Regno, il Fuoco Nero, la miscela incendiaria di olio, bitume, zolfo e calce viva che soltanto gli alchimisti di Thalassar sanno preparare; i depositi sono custoditi con tanto scrupolo che a Palazzo è proibito perfino avvicinarvisi con una lampada accesa.

Società

Al vertice ci sono i Serakh e la corte; poi le grandi famiglie degli ammiragli, degli strateghi e dei proprietari di terre, che forniscono cavalieri all’esercito e figlie ai matrimoni utili; poi la gente degli uffici, scribi, tesorieri e giudici, spesso figli di mercanti che hanno imparato a scrivere bene e a tacere meglio. Il logoteta stesso non ha sangue reale. Sotto stanno i mercanti, ricchi ma comunque in ginocchio; i cittadini liberi, che possono remare nella flotta e se ne vantano; i coloni delle campagne; e gli schiavi.

La schiavitù è parte della vita: schiavi lavorano nell’arsenale, servono a palazzo, riempiono le file dell’esercito quando serve. Una bambina portata dal Nord può essere comprata dal maggiordomo del Palazzo e diventare la serva di una Principessa senza che nessuno le chieda come si chiamava. Nei registri, uno schiavo compare tra gli arredi e gli animali esotici; della Schiavitù ho scritto altrove.

I modi sono levigati, l’ospitalità è un investimento, e dietro ogni complimento c’è una domanda: che cosa potete dare, chi conoscete e quanto costerebbe tradirvi. La corte non cammina, sfila; la famiglia reale sostiene di essere stata scelta dal sole o dal mare, secondo il sacerdote che si interroga. Al passaggio dei Serakh si piegano le ginocchia e si abbassa la fronte verso il pavimento; chi è nel fango, ci resta.

Famiglia e vita privata

Thalassar è un Regno di uomini, e non lo nasconde. Le donne vanno velate, tanto più quanto più la famiglia è ricca; le popolane lavorano, ma il denaro appartiene spesso al padre o al marito; le nobili non possono firmare contratti, comandare soldati o scegliere chi sposare senza il consenso di un uomo. La legge le assegna alla famiglia del padre prima del matrimonio e a quella del marito dopo; una vedova può amministrare alcuni beni fino a quando un figlio maschio non è abbastanza grande da toglierglieli. Le giovani nobili non sposate portano due sottili trecce ai lati del volto. I Thalassariani chiamano tutto questo protezione, e i loro filosofi spiegano che il posto della donna è il focolare domestico.

Le case per bene hanno un gineceo, le stanze delle donne, con finestre chiuse da grate di legno da cui si vede la strada senza essere viste. Il matrimonio lo combinano i padri, spesso appena la sposa ha avuto il menarca, e si misura in dote; la sposa porta con sé le proprie schiave. I figli delle concubine ereditano soltanto se il padre lo scrive; i legittimi si dividono la terra, ma il nome e la casa vanno al primogenito. Verso i sette anni i maschi agiati passano dalle donne ai precettori, i figli dei poveri dalle madri al lavoro. Chi può tiene in casa una nicchia con lampade e tavolette votive per i propri morti: un Thalassariano ricco ricorda i nomi di sette generazioni di antenati, un povero quello di suo nonno, quando va bene.

Vita quotidiana

La giornata comincia presto, perché il sole fa presto a diventare nemico: all’alba le strade si riempiono di carri, asini e cammelli e i mercati aprono con la luce ancora grigia. Nelle ore centrali tutto si ferma, perfino i cani cercano l’ombra; la città rinasce al tramonto, con le visite, le taverne, i dadi e le passeggiate sotto i portici. Le città conservano i bagni pubblici dell’Impero, riparati alla meglio, con ore separate per le donne. I ricchi hanno acqua in casa, i poveri la fontana, la fila e una brocca. Si brucia incenso dappertutto, nelle case per coprire gli odori e nelle chiese per coprire tutto il resto. Nelle campagne la vita è quella di ogni contadino del Continente, con più sole e più esattori.

Alimentazione

Il pane è di frumento per chi può, d’orzo per chi non può; il companatico è olio, pesce salato, cipolle, lenticchie e ceci. Sulla costa si condisce quasi tutto con il garo, una salsa di pesce fermentato che un uomo del Nord, la prima volta, scambia per un insulto. Nelle case ricche si servono agnello, uccelli ripieni di frutta, dolci di miele e sesamo, datteri immersi nel miele e succhi di frutta raffreddati con la neve delle montagne. La cannella si mette anche nella carne, il pepe nel vino. Il vino si beve annacquato, e chi lo beve puro passa per barbaro o per marinaio. Nel Sud si beve latte di cammella. Nei giorni dedicati ai morti le famiglie devote non mangiano carne; quelle molto devote non la mangiano in pubblico.

Abbigliamento e cultura materiale

Thalassar veste seta e lino, e lo fa vedere. Le donne nobili portano abiti di seta ricamati d’oro e di zaffiro, corpetti stretti, veli azzurri fissati ai capelli con sottili corone, fermagli d’oro e pietre azzurre; sul viso una polvere chiara, una linea nera attorno agli occhi, un po’ di colore sulle labbra. Le popolane portano lino grezzo e veli di cotone, le prostitute dei porti il bianco di cerussa sul viso. Gli uomini di rango portano lunghe tuniche ricamate, mantelli fermati da fibule d’oro e anelli a tutte le dita; la famiglia reale, nelle occasioni solenni, tuniche viola tessute con fili metallici. Il viola più scuro, quello di Halikore, è riservato ai Serakh, e indossarlo senza diritto è un reato.

La cultura materiale di Thalassar è fatta di superfici: mosaici, marmi, vetri colorati, pavimenti con tessere di lapislazzuli, colonne di pietra azzurra, insegne dorate, tutto pensato per riflettere la luce. Le case dei poveri hanno un tappeto, una lampada e una giara d’acqua; ma anche lì, da qualche parte, c’è un pezzo di vetro colorato appeso alla finestra.

Religione

Thalassar si dichiara fedele al Silenzio e alla Chiesa del Silenzio, e il suo Re ama ricordare ai colleghi che gli abitanti di Amana e i pirati delle Isole sono eretici che vivono fuori dalla Legge. I soldati morti vengono identificati, registrati e ricordati con regolari Monumenta prima della cremazione, e il Re ne va fiero. La Chiesa, come dappertutto, presta denaro alle corone, e Thalassar è un cliente eccellente.

La devozione thalassariana è ordinata come un ufficio dell’erario. Il modo in cui un morto deve essere ricordato, il nome con cui una preghiera deve cominciare, le parole da pronunciare davanti a un Monumentum: tutto appartiene a un ordine più antico di chi lo pronuncia, e chi sbaglia l’ordine sbaglia la preghiera. Ci sono sacerdoti e anche sacerdotesse, che servono le donne della famiglia reale e delle grandi case; ci sono sacerdoti militari che marciano con le legioni e registrano i caduti.

E poi c’è il Re. Nessuno direbbe che i Serakh sono santi; ma nelle chiese le preghiere per il sovrano vengono subito dopo quelle per i morti, l’immagine del Re regnante compare accanto agli altari nei giorni di festa, e i sacerdoti di corte spiegano che il Silenzio ha scelto i Serakh perché custodissero l’ordine del Sud. Nei mosaici più antichi, accanto alle navi, compaiono ancora creature marine e gorgoni, che nessuno sa più spiegare e nessuno ha il coraggio di grattare via.

Cultura e istruzione

I figli delle grandi famiglie hanno precettori privati: lettura, scrittura, conti, storia dei Serakh, geografia e retorica. Le figlie imparano a leggere quando il padre lo permette, a ricamare sempre. Le carte che si studiano a Palazzo mettono il Continente al centro del mondo e Thalassar al centro del Continente, e a Basileia, mi dicono, nessuno ammette mai di non sapere qualcosa.

La vera scuola del Regno è il Didaskaleion, la scuola degli scribi ai piani inferiori del Palazzo, dove i ragazzi delle famiglie di funzionari imparano la grafia della cancelleria, il Nomikon, l’aritmetica dei tributi e l’arte di scrivere una lettera che dica tutto senza promettere niente. Ci sono poi gli alchimisti della flotta, che non insegnano a nessuno, e i filosofi di corte, che insegnano a tutti ciò che il Re vuole sentirsi dire. Chi vuole davvero studiare, dicono a mezza voce, va a Thalmyra.

Feste e usanze

La festa più amata della capitale è il rientro della flotta. Quando i dromoni tornano in porto le fiancate vengono ornate di nastri e drappi, i rematori ricevono uniformi nuove, la folla si ammassa sulle banchine del porto militare e gli ufficiali salgono al Palazzo per ricevere la benedizione del Re, che li guarda dalle terrazze insieme alla famiglia. Ogni dromone nuovo viene varato con la Benedizione delle Chiglie: un sacerdote legge ad alta voce i nomi dei rematori e dei fanti di marina che lo armeranno, e uno scriba li incide su una tavoletta di bronzo inchiodata sotto il ponte. Se la nave affonda, la tavoletta va a fondo con loro, e questo ai Thalassariani sembra una consolazione.

All’anniversario dell’incoronazione la famiglia reale getta monete alla folla, e gli strateghi fanno lo stesso nelle province, con monete più piccole. Alla morte di un Serakh il corpo resta per giorni nel Palazzo, in abiti preziosi, dentro un sarcofago di marmo, mentre si recitano i nomi degli antenati e gli scribi trascrivono ogni parola per il Monumentum. Per la gente comune c’è una notte di lamenti pagati a ore e una cremazione, se c’è il legno, il che a Thalassar, ormai, non è scontato.

Strade, trasporti e comunicazioni

La strada maestra di Thalassar è il mare. Merci, soldati e notizie viaggiano lungo la costa su navi da carico, liburne di servizio e, quando serve, dromoni; dalla capitale a Halikore si fa prima per mare che per terra, e lo stesso vale per quasi ogni città costiera. Lungo la costa c’è una catena di torri dei fuochi, eredità imperiale riparata dai Serakh: in caso di pericolo i guardiani accendono il fuoco di notte e il fumo di giorno, e la notizia di una flotta pirata arriva a Chrysepolis prima della flotta.

Per terra ci sono le grandi vie imperiali, con le loro stazioni di cambio, i ponti e le pietre miliari; la più importante è la Via delle Diocesi, che sale verso il centro del Continente e Aeterna. Lungo queste strade il Regno tiene cavalli, carri e grano per gli eserciti e i corrieri reali. Fuori dai grandi assi, però, la rete è molto meno fitta di quanto i mosaici vogliano far credere: piste di terra battuta, ponti tenuti in piedi da impalcature, stazioni diventate stalle o covi di banditi. Nel Sud-ovest si viaggia con i cammelli, nell’interno con i buoi di Tarsa.

Storia

Prima dell’Impero

Del Sud prima dell’Impero so quello che sanno tutti, cioè quasi niente. I Thalassariani raccontano di città marinare antichissime, sorte sulle baie della costa orientale quando le navi erano ancora barche, e di genti venute dal mare con le loro creature: le gorgoni e i mostri marini che compaiono negli strati più vecchi dei mosaici, sotto le navi e i Re, potrebbero essere un ricordo di quel tempo, o soltanto un capriccio di mosaicisti. Il nome stesso del Regno, a sentire i precettori, viene dal mare. Non ho motivo di credergli né di non credergli.

Durante l’Impero

Sotto l’Impero le terre del Sud erano province, e province ricche: grano, olio, porpora e porti. Vi passavano le grandi vie, vi stavano guarnigioni e flotte imperiali, e le città della costa crebbero attorno ai moli, ai magazzini e agli acquedotti che ancora oggi i Thalassariani usano senza ringraziare nessuno. Le prime navi da guerra del Sud portavano vele di porpora, e d’estate, sotto quel sole, la porpora stingeva in un rosa da vergognarsene; i marinai, per prenderle in giro, le chiamavano le vele delle spose. Lo so perché le ho viste uscire dal porto più di una volta, con quel colore… no: lo so perché me lo raccontò un vecchio cordaio di Chrysepolis, che l’aveva sentito da suo nonno. I mosaici, naturalmente, le mostrano sempre perfette. Delle Province imperiali del Sud non conosco i nomi antichi.

Caduta dell’Impero

Quando l’ultimo Imperatore morì, circa centotrentatré anni fa, e il trono rimase vuoto, il Sud non aspettò di sapere chi fosse l’erede. Governatori, comandanti di flotta e grandi famiglie della costa si tennero ciò che avevano in mano, e durante la lunga Guerra Civile le province meridionali si combatterono a vicenda per i porti e per le strade, mentre i loro signori giuravano ciascuno di difendere l’eredità imperiale. Chi controllava le navi controllava il grano, e chi controllava il grano decideva chi doveva morire di fame. Più di questo le mie fonti non dicono, e quelle thalassariane dicono soltanto che vinsero i migliori.

Formazione del Regno

Dalle guerre uscì il Regno, e con il Regno i Serakh. Come una famiglia sia arrivata a mettere tutte le altre in ginocchio, i mosaici di Basileia Thalassar non lo spiegano: raccontano soltanto vittorie, navi dalle vele purpuree, ambascerie inginocchiate. Si vede però ciò che i Serakh hanno costruito: un Palazzo cresciuto generazione dopo generazione, un apparato di scribi e di registri ereditato dall’Impero e reso più feroce, strateghi richiamati prima che diventino pericolosi, una flotta legata alla Corona e un esercito che vive di paga e non di terra. Thalassar ha imparato dalla caduta dell’Impero una lezione sola: chi comanda deve contare tutto, e non deve fidarsi di nessuno che abbia una provincia sua.

Età dei Regni

Del passato di Thalassar prima dei Serakh non so quasi nulla, e i mosaici del Palazzo, che raccontano soltanto vittorie, non aiutano. So che il Regno, come gli altri, è legato ai trattati che dopo l’Armistizio tengono da dodici anni il Continente lontano da un’altra Guerra Civile, e che da tre generazioni prepara la conquista della Selva. Il padre di Thalios, il vecchio Re, è morto; la vedova, la Regina Cassiane, si è ritirata a vita privata. Thalios ha portato la guerra in Arakhan sostenendo che gli Arakhani hanno invaso i confini, razziato villaggi e si sono alleati con le Amazzoni.

Il giovane Re, da quando è salito al trono, non ha fatto altro che stringere i tempi del «piano». Negli ultimi anni i castra di Thalassar sono entrati nella Selva dal lato orientale, e il generale Agrios, che aveva già comandato uomini sotto il vecchio Re, ha portato le legioni nel deserto. Quando comincia la mia storia la guerra contro Arakhan, a sentire i Principi, è «alle battute finali»: gli Arakhaniani sono stati respinti fino alla capitale, l’assedio di Keshar sta per cominciare, e Thalios è ad Aeterna, convocato dalla Chiesa con gli altri Re perché al Nord è successo qualcosa. I suoi fratelli Iason e Braxos lo accompagnano; la sorella Thaleia, quasi quindicenne, aspetta a Chrysepolis che qualcuno decida che cosa farne.

Rapporti con gli altri Regni

Solthar. Il vicino del Nord è il rivale di sempre: più piccolo, più ricco di banchieri che di soldati, padrone di porti fortificati e di una buona flotta. I due Regni si contendono le rotte, lo Stretto e il favore dei mercanti, e lungo il confine costiero le guarnigioni si guardano da generazioni.

Arakhan. È il nemico del momento e il primo gradino del «piano». Thalassar vuole i suoi pozzi, le sue piste e la strada occidentale verso la Selva; Arakhan vorrebbe soltanto essere lasciata in pace, il che, nel Sud, non è una politica ma un’ingenuità.

Selve di Amana. Le Amazzoni sono per Thalassar eretiche, nemiche e soprattutto proprietarie di alberi. Il Regno le stringe già da Nord e da Est, e i suoi castra vi bruciano e vi vengono bruciati.

Le Sette Isole. I pirati delle Isole sono eretici e predoni, e Thalassar li impicca all’ingresso dei porti; ma i marinai delle Isole affollano le banchine di Chrysepolis, e i corsari vendono i loro servigi a chi paga meglio. È una guerra del mare che non finisce mai, perché nessuno dei due può vincerla.

Aeterna e la Chiesa. Thalassar è il figlio devoto che porta i doni più ricchi e chiede in cambio di essere lasciato fare. Paga la Decima di Guerra, prende in prestito l’oro della Chiesa, partecipa ai concili e tratta i preti come tratta i funzionari: con rispetto, finché servono.

Caldor. A Chrysepolis si parla di Caldor con un certo interesse: è lontano, ha un Re che beve, e si dice abbia buoni porti sul mare occidentale. Nelle sale del consiglio si ragiona di matrimoni, e di quanto costerebbe la dote.

Valdoran, Vindelia e Ferrata. Il Nord, per Thalassar, è un posto freddo dall’altra parte del Continente, dove i barbari dovrebbero attraversare mezzo mondo per fare danni. Da Ferrata si compra ferro, da Vindelia grano negli anni cattivi, da Valdoran niente, se non le lamentele.

Note del Disertore

Ho passato a Thalassar abbastanza tempo da riempire un quaderno di carte del sale, e ne sono uscito con una convinzione: è il Regno meglio governato del Continente e il peggiore in cui nascere poveri. Le due cose non sono in contraddizione. Thalassar funziona perché conta tutto, e conta tutto perché non si fida di niente, a cominciare dai propri figli.

Non fingono nemmeno di avere una legge uguale per tutti: hanno un prezzario, e lo applicano con grande onestà. Il loro problema è che il Regno è costruito per crescere. Una flotta che consuma foreste ha bisogno di nuove foreste, un esercito di professionisti ha bisogno di nuove guerre per giustificare la paga, una dinastia che si vanta di non aver mai perso ha bisogno di continuare a vincere. Un uomo del Nord, davanti a tutto questo, pensa al raccolto dell’anno dopo. Un Thalassariano pensa alla provincia dell’anno dopo. Prima o poi le province finiscono, come sono finiti gli alberi.

E poi c’è il serpente. Lo vedi dappertutto, sulle vele, sugli scudi, sul petto delle guardie che si fanno comprare per una moneta. Mi hanno spiegato che rappresenta la saggezza e la vigilanza. Io ho visto troppi serpenti in vita mia per crederci: un serpente è un animale che non ha mai abbastanza da mangiare, e che inghiotte tutto intero ciò che riesce a prendere. Poi resta lì, immobile, a digerire, ed è il momento in cui è più facile ucciderlo.