Myrina
Informazioni
Campo Valore Sesso Femmina Titolo Regina di Amana Popolo Amazzoni di Amana Casta Casta guerriera (Senza Seno) Residenza Sala del Trono nell’Albero Madre, Capitale di Amana Figlia Selene Fede Madre Terra, la Foresta Prima apparizione L’età dei regni
Myrina è la Regina delle Amazzoni di Amana e la madre di Selene. Governa la Selva dalla Capitale costruita fra i tronchi e le piattaforme attorno all’Albero Madre, seduta su un trono che nessun artigiano ha scolpito: una cavità naturale nel cuore dell’Albero, dalle pareti venate di linfa scura, che secondo le Amazzoni la Foresta ha fatto crescere da sé per la propria Regina.
Le Amazzoni la chiamano «mia Regina»; lei stessa, nei momenti solenni, si dice voce ed emanazione della Madre. Ma non porta corona d’oro, non tiene una corte nel senso in cui la intendiamo noi del Continente e non chiede a nessuno di inginocchiarsi: ad Amana ci si inchina soltanto davanti alla Foresta. Il suo potere, dicono, si misura dal silenzio che cala nella sala quando parla.
Darion, un mercante di legname che ho fatto bere più del dovuto al confine della Selva, mi raccontò che la Regina viene scelta tra le capofamiglia delle tribù più importanti e che sotto di lei comandanti e anziane discutono ogni decisione finché una non convince le altre. Non so quanto fosse informato: la stessa sera giurava di aver sposato una matriarca capace di trasformarsi in pantera. Più tardi ho saputo che semplificava: le capofamiglia propongono, ma a eleggere, anche in più votazioni, sono le guerriere (vedi Amazzoni di Amana).
Aspetto
Myrina non è più giovane, ma conserva la forza e il controllo di una guerriera. Il suo corpo è una mappa di cicatrici: segni di artigli le attraversano le spalle, tagli di lama le risalgono lungo le cosce, e sul lato destro del petto porta il marchio comune a tutte le donne della casta guerriera. Ogni ferita viene da una battaglia, da una prova o da un rito che nessun uomo del Continente oserebbe chiederle di raccontare.
Ha capelli grigi, ancora folti, tenuti indietro da un semplice cerchio di liane intrecciate. Veste una tunica priva di ricami, aperta sulle braccia, e porta al polso un bracciale ricavato da un artiglio annerito, inciso con la figura di un animale. Le mani sono callose. Si muove con la grazia controllata di un predatore: non appoggia mai del tutto il peso su un piede prima di aver posato l’altro, come se anche nella propria sala si preparasse a schivare un colpo. Nulla, nel suo aspetto, farebbe pensare a una sovrana un uomo del Continente; ed è forse per questo che gli uomini del Continente la capiscono così poco.
Personalità
Myrina è severa, fredda nelle parole e lucidissima nei conti. Non confonde il coraggio con il sacrificio inutile: prima di mandare una guerriera a morire pesa il terreno, i numeri e soprattutto quante vite Amana possa permettersi di perdere. Sa che l’intera nazione delle Amazzoni non riempirebbe due città costiere di Thalassar, e che dove Thalassar perde una colonna da sostituire Amana può perdere una generazione di comandanti, cacciatrici e Senza Seno.
Davanti agli altri tratta la figlia come un comandante e pretende da lei ciò che pretende da ogni generale. L’affetto, quando c’è, passa per gesti brevi e rari: una fronte appoggiata a un’altra fronte, le dita che si stringono un istante sul bracciale. Nota ciò che agli altri sfugge, come lo sguardo abbassato di uno sciamano, e non sempre dice ciò che ha notato.
Disprezza apertamente il Silenzio:
«Il Silenzio è la religione degli ipocriti e dei vanitosi.»
Prega invece la Madre Terra e il Vento. Conosce bene, però, la politica del Continente e la ragione per cui Amana è sopravvissuta così a lungo accanto all’Impero.
Prima degli eventi
Myrina appartiene alla casta guerriera e porta sul corpo i segni di una lunga vita di battaglie e di prove; non so contro chi le abbia combattute, né da quanto tempo sieda sul trono dell’Albero, né chi l’abbia preceduta. So, perché lei stessa lo ha ricordato alla figlia, che quando Selene ebbe il primo sangue e fu scelta dalle Matriarche fu Myrina a condurla al Tempio della Capitale e a tenerla ferma sulle radici dell’Albero Madre mentre gli sciamani le recidevano il seno destro. Per lei quel taglio non ha nulla a che fare con l’arco:
«Quel taglio è un patto.»
Si rinuncia alla morbidezza, alla vita comune e al diritto di appartenere soltanto a se stesse; si diventa madri della patria e figlie della Foresta. «Ho sacrificato mia figlia per ottenere un generale», dice Myrina, e non lo dice per vantarsene.
Myrina conosce anche la storia dei rapporti fra Amana e l’Impero. Per secoli le Amazzoni hanno giocato a nascondino con l’Impero e con ciò che ne è rimasto: pagavano tributi simbolici e costruivano lungo il confine piccoli altari al Silenzio, vuoti, che nessuna donna di Amana visitava e che venivano ripuliti solo all’arrivo di una delegazione imperiale. «Loro sapevano che mentivamo, e noi sapevamo che loro lo sapevano.» Era un equilibrio comodo per tutti. È il genere di onestà che noi, al Nord, chiamiamo diplomazia.
Eventi nella saga
L’età dei regni
La pergamena nera. Myrina riceve Selene nella Sala del Trono al ritorno dalla distruzione di un castrum thalassariano: «Sei tornata», le dice senza sollevare gli occhi dalla pergamena che tiene in mano. «E hai portato la morte nella nostra casa.» Sa già ciò che la figlia viene a riferirle. Le guerriere del confine settentrionale hanno intercettato un messaggero partito da Aeterna e diretto a Keshar, con una pergamena nera dai sigilli d’argento: il nuovo pontefice non dichiara alcuna Guerra Santa, ma parla di unità, purificazione e ordine, e ripete due volte che «Il Silenzio giudica il risultato». Myrina ne trae la conclusione: Titus ha detto a Thalios che la sua vittoria si chiamerà ordine e agli uomini di Keshar che la loro resistenza si chiamerà eresia. Quel Titus ha rotto l’antico equilibrio degli altari vuoti: vuole che ogni popolo riconosca la sua verità, e se Amana non lo farà troverà un re disposto a marciarle contro in cambio della sua benedizione.
L’ago avvelenato. Selene chiede di andare in aiuto di Arakhan. Myrina obietta che gli uomini del deserto non sono mai stati alleati e che fuori dalla Selva le Amazzoni perdono tutto ciò che le rende temibili:
«Noi siamo ombre tra gli alberi, Selene. Siamo maestre dell’imboscata, del veleno e del colpo silenzioso. La Foresta combatte insieme a noi.»
Tocca la piastra piatta sul petto della figlia, le ricorda il giorno del Tempio, le parla della Notte della Linfa e del prezzo con cui Amana genera le sue guerriere, e le dice che non getterà le migliori del suo popolo nel deserto solo per dimostrare che sono coraggiose. Quando Selene ammette che Thalassar ha la leva mentre Amana ha «soltanto donne libere», uno sciamano abbassa lo sguardo; Selene non se ne accorge, Myrina sì. Su quasi quattromila Guerriere Scelte la Regina ne concede infine cinquecento, cinquecento Senza Seno: poche per occupare un Regno, troppe per una sola imboscata, abbastanza per dividersi e colpire ovunque.
«Non ti sto dando un martello, figlia mia. Ti sto dando un ago avvelenato.»
Il compito è indebolire l’armata di Thalios Serakh mentre è distratta a Keshar, unendosi ai difensori dell’Oasi se la città non è già caduta. Poi Myrina appoggia la fronte contro quella della figlia, promette di pregare la Madre Terra perché le tenga saldi i piedi e il Vento perché le guidi le frecce, e le ordina di mostrare al Continente, che le considera «selvagge, bestie o puttane», che la Natura non ha padroni: indicando l’animale inciso sul bracciale, aggiunge che ha soltanto artigli. Il suo ultimo ordine è che i corni risuonino per la caccia, e la Capitale si mette in moto per armare la spedizione.
Myrina non compare più. A Keshar Al-Mansur deride la sua scelta di mandare cinquecento donne a salvare un Regno; morendo, affida a Selene un messaggio per lei: Arakhan non si è inginocchiata davanti a Thalios. Delle cinquecento sopravvivono a Keshar duecentonovantatré: le ferite più gravi tornano ad Amana, le altre restano con Selene nel deserto.
