Livia
Informazioni
Campo Valore Sesso Femmina Ruolo Guerriera Popolo Amazzoni di Amana Casta Senza Seno Corpo Guerriere Scelte Patria Selve di Amana Comandante Selene Armi Kriss, corta lancia, scudo a mezzaluna Prima apparizione L’età dei regni
Livia è una guerriera delle Amazzoni di Amana e la compagna d’armi più fidata di Selene. Sul confine orientale della Selva, dove le Figlie danno la caccia agli avamposti di Thalassar, è lei a ricevere i reparti staccati e gli incarichi da cui dipende la riuscita di un’incursione: aggirare un campo, chiudere una strada, prendere vivo l’uomo giusto.
Fra lei e Selene le parole sono poche. Selene ordina, Livia risponde «Come ordini» e fa; ma quando sono sole è Livia a dire ad alta voce le cose che Selene sta già pensando, e spesso basta uno sguardo perché si capiscano.
Aspetto
Livia è una donna alta e robusta. Sul confine porta uno scudo a mezzaluna sulla schiena, un kriss alla cintura e una corta lancia fra le mani, oltre all’armatura leggera e asimmetrica delle Senza Seno, di cuoio e fibre intrecciate, con una piastra piatta sul lato del petto dove manca il seno. In battaglia si dipinge il volto come le altre guerriere. Altro, sul suo aspetto prima della guerra, non so dire: chi me l’ha descritta parlava soltanto di ciò che la guerra le ha lasciato addosso, e quello va detto più avanti.
Personalità
Livia è pratica, asciutta e poco incline ai discorsi. Chiede soltanto ciò che le serve per eseguire un ordine e poi lo esegue. Con i nemici ha la durezza di tutte le Figlie e un’ironia tagliente: al capitano thalassariano che minaccia la vendetta del suo re risponde ridendo che il suo re non sa nemmeno che è ancora vivo, e dubita che gli interessi.
Con le compagne è un’altra cosa. Conta le morte, sa quanto pesano su Amana, e quando Selene si chiude nel silenzio è lei a cercare le parole, anche se la voce le si incrina. Ha una volontà ostinata, quasi feroce, che le impedisce di considerarsi finita finché riesce a stringere un’arma.
Prima degli eventi
Livia è cresciuta come le altre guerriere di Amana: scelta dalle prove delle Matriarche, iniziata fra le Senza Seno, addestrata fin dalla prima adolescenza all’arco, al kriss, ai veleni e al passo silenzioso nella Selva. Della sua famiglia, del suo villaggio e della sua età nessuno mi ha saputo dire nulla. Quando la vicenda comincia è già una veterana e combatte da tempo al fianco di Selene lungo il confine orientale.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Il castrum. Nella notte di tempesta in cui Selene attacca un castrum thalassariano nella Selva, Livia riceve venti guerriere e l’ordine di aggirare il campo da Sud. Chiede soltanto: «Prigionieri?». Selene risponde che si prendono solo gli ufficiali. Al segnale del fuoco Livia taglia le corde del recinto e spinge i cavalli impazziti fra le tende, poi chiude la strada occidentale: quando i Thalassariani cercano la fuga nella Foresta, trovano lei. Il comandante del presidio tenta di raggiungere la Foresta con una dozzina di uomini: gli uomini muoiono, lui no, e Livia lo trascina ferito davanti a Selene.
Durante l’interrogatorio tiene fermo il prigioniero, lo deride e, quando lui spiega che Thalassar vuole il legname di Amana, commenta: «Come se fosse una miniera.» Capisce prima delle altre il disegno nemico: «Vogliono circondarci.» Infine, eseguendo alla lettera il giuramento di Selene, pratica al capitano una minuscola incisione con il kriss avvelenato e gli taglia le corde; l’uomo muore dopo pochi passi. All’alba è lei a riferire il conto: otto sorelle morte, cinque ferite gravemente, sei in modo più lieve.
Il ritorno. Durante la marcia funebre verso la Capitale sussurra a Selene di essere state fortunate: il prigioniero ha parlato di sessantamila uomini, e anche se ognuna di loro ne uccidesse dieci finirebbero prima loro. Quando Selene spiega che a Thalios serve la Foresta stessa, Livia osserva che dovrà prima riuscire a entrarci. Arrivate alla Capitale, Selene le affida le salme da portare al Tempio e agli sciamani, perché siano sepolte nella parte più antica della Selva e le armi tornino alle famiglie.
Keshar. Livia è fra le cinquecento Guerriere Scelte concesse da Myrina. Entra con Selene nella sala di Al-Mansur, armata, dipinta e ancora coperta dalla polvere del deserto, e non china il capo. Nell’assalto finale combatte sul settore settentrionale delle mura: annuncia l’arrivo del nemico con una sola parola, «Arrivano», uccide i legionari scesi dalle torri piantando il kriss nelle ascelle e aprendo gole, ed è lei a gridare che il camminamento sta cedendo sotto il Fuoco Nero. Quando la mina fa crollare le mura, Livia emerge dalle macerie con il lato sinistro del volto investito dal vapore caustico: guancia e fronte aperte e coperte di vesciche, gran parte dei capelli bruciata, l’occhio sinistro chiuso e gonfio, profonde ustioni alla spalla. Il braccio però stringe ancora il kriss, e lei continua a combattere nella breccia e nei vicoli, fino alla fuga attraverso lo scolo dei canali.
Sul crinale dove si contano le duecentonovantatré superstiti Livia è fra le ferite più gravi: ha perduto l’occhio sinistro e nessuna sa dire se arriverà al mattino. Selene ordina che torni ad Amana con le altre ferite, viaggiando di notte. Livia, con un filo di voce, si ribella:
«Non deciderai tu quanto sangue mi resta da versare.»
Selene le appoggia la fronte contro la sua e risponde che finché comanda lei decide lei quale sangue versare. Livia parte con la scorta.
