Grande Limes Settentrionale

Informazioni

CampoValore
TipoLinea difensiva di confine
RegnoValdoran
SeparaIl Continente dal Barbaricum
CostruzioneEtà imperiale; in piedi «da secoli»
OpereTorri numerate, palizzata, fossato a V, muro di pietra (in gran parte perduto), forti ausiliari
ComandoCastrum Vargus
GuarnigioneLimitanei
Prima apparizioneL’età dei regni

Il Grande Limes Settentrionale, che lassù tutti chiamano semplicemente il Limes, è la lunga linea difensiva che da secoli separa il Regno di Valdoran, e con esso l’intero Continente, dalle foreste e dalle terre selvagge del Barbaricum. Attraversa le foreste del confine, dove i pini sono alti quasi cento metri e d’inverno la neve supera il metro: torri numerate, un’alta palizzata, un profondo fossato e, alle spalle, forti ausiliari e strade militari che portano alla fortezza legionaria di Castrum Vargus.

Per gli uomini del Nord il Limes non è soltanto un muro. È la ragione per cui Valdoran esiste, il dovere che i Duci giurano di compiere e che si insegna ai figli: ai ragazzi del Nord si insegna che il freddo li tempra, che la guerra li rende uomini e che il Limes dà alle loro vite uno scopo sacro, unico in tutta Aeterra. Dopo l’Armistizio, ogni Regno del Continente paga a Valdoran un tributo annuale in denaro, grano e talvolta schiavi perché porti avanti quella che chiamano la Sacra Missione: tenere lontani i barbari. Sulle mappe del Re è tracciato in rosso, e il rosso, a guardarlo da Sud, fa sempre la sua figura.

Descrizione

Il progetto. Secondo i piani originali il confine doveva avere una grande palizzata di legno, un muro di pietra sul quale i soldati potessero spostarsi da una torre all’altra e un fossato a V profondo due metri e riempito di pali aguzzi. Ogni torre doveva essere visibile dalle due più vicine, così che un solo segnale acceso bastasse ad avvertire l’intero confine. Le torri portano un numero: nel settore che conosco io c’erano la cento, «l’avamposto principale», la centouno, da cui partiva la strada militare per Castrum Vargus, la Torre 102 e poi, dalla centotré in su, soltanto torri fino al forte ausiliario della centodieci. Ciascuna, sulla carta, ospita dodici uomini riforniti una volta al mese, con magazzini, cisterne e perfino il riscaldamento sotto i pavimenti. Il regolamento prevede che ogni mattina si sgomberi il fossato e si controlli il proprio settore di palizzata, e che in caso di sfondamento si ripieghi di torre in torre fino alla fortezza.

La realtà. Del muro di pietra restano poche sezioni, quasi tutte crollate o smontate dai villaggi vicini per farne case e stalle. Le torri sono di legno marcio, il riscaldamento non funziona da cinquant’anni, le guarnigioni esistono soprattutto nei registri e la paga arriva quando arriva. Nei villaggi fanno circolare immagini per arruolare nuovi limitanei: torri dritte come lance, palizzate perfettamente allineate, soldati puliti che scrutano il Barbaricum senza paura. La differenza tra quei disegni e la realtà fa venire la nausea.

Eppure continuano a chiamarlo il Grande Limes Settentrionale, come se bastasse aggiungere «Grande» davanti a una rovina per rimetterla in piedi.

Storia

Il confine è antico quanto l’ordine imperiale del Nord. Ai tempi dell’Impero ci vivevano accanto i limitanei, contadini armati che coltivavano campi concessi dallo Stato, sorvegliavano strade, torri e guadi e ricevevano equipaggiamento dalle officine imperiali e paghe quasi puntuali. Caduto l’Impero, la difesa passò a Valdoran, che ne fece la propria ragion d’essere.

Per generazioni, dopo ogni razzia dei clan, il Nord mandava una spedizione oltre il Limes: villaggi bruciati, prigionieri portati a Sud, carri di armi, pelli e schiavi, terre ai soldati e Monumenta dei caduti lungo le strade. «Una campagna ogni anno», la ricorda con nostalgia il vecchio Varro: non serviva conquistare quelle terre, bastava ricordare a chi ci viveva di avere paura. Valeri Caelnius da bambino ascoltava dal padre i racconti di quelle campagne e delle fortezze imperiali; da adolescente smise di crederci.

Dopo l’Armistizio Valdoran ricevette più terre di ogni altro Regno proprio per mantenere eserciti e difendere il confine, e ogni anno tutti i Regni le versano il tributo della Sacra Missione. Non tutti, a dire il vero: Caldor, dice Severian, non paga quanto stabilito da almeno tre anni. Il Re di Ferrata offrì più volte ferro e uomini per le fortificazioni del Nord, e le sue lettere marcirono sulle scrivanie della Cittadella. Io dico che Valdoran e il Continente si erano dimenticati che esistevamo, e che il Limes era già caduto molto prima che arrivassero i barbari.

Eventi nella saga

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