Banca Reale di Solthar
Informazioni
Campo Valore Tipo Banca della Corona Sede Thalmyra, Solthar Proprietario La Corona di Solthar, Caelorn Varricus Direttore Il Tesoriere reale Clienti noti La Chiesa del Silenzio, mercanti, artigiani, famiglie Prima apparizione L’età dei regni
La Banca Reale è la banca della Corona di Solthar: ne custodisce i forzieri, a Thalmyra, e la dirige il Tesoriere reale, un uomo anziano che serve la Corona da trent’anni. È la cassa da cui il Re attinge quando la guerra non si può combattere con l’acciaio. Accanto a lei operano i banchieri privati della città, che a Solthar contano quanto i nobili altrove.
Per dire le cose come stanno: con questo nome la Banca Reale compare una sola volta, quando il Re ordina di aprirne i forzieri, e del resto si parla di «banche di Thalmyra», «banchieri di Solthar», «palazzi del credito» e «banchi del porto». Non so dove finisca la banca del Re e dove comincino quelle dei mercanti, e sospetto che nemmeno a Thalmyra lo sappiano con precisione. In questa voce raccolgo ciò che so del credito di Solthar.
Le banche di Thalmyra
Solthar possiede banche capaci di finanziare intere dinastie. Custodiscono l’oro dei mercanti, degli artigiani e delle famiglie comuni, e quello della Chiesa: l’oro della Cittadella dorme nei forzieri dei banchieri di Thalmyra, e un banchiere cura ad Aeterna gli affari di Solthar. Sulla grande mappa di Titus, attorno alla piccola pedina di Solthar, i segnalini indicano porti, banche e rotte commerciali. A Thalmyra, mi assicurano, le banche stanno al pianterreno degli stessi palazzi che ospitano le sale di lettura, e i funzionari salgono e scendono la scala tra i libri e l’oro decine di volte al giorno; nei quartieri mercantili sorgono i palazzi del credito, e al porto ci sono i banchi dove va a depositare la gente comune.
La forza e la debolezza di questo sistema sono la stessa cosa, e il Tesoriere reale la spiega meglio di me:
«L’oro che gli affidano lo presta, lo trasforma in navi, magazzini, raccolti che devono ancora crescere. Basta che abbastanza uomini lo rivogliano nello stesso giorno, e anche il palazzo più solido diventa una cassa vuota.»
Varricus ha costruito la potenza di Solthar proprio su questa certezza: il denaro non deve rimanere immobile, ma circolare, moltiplicarsi e tornare sotto forme differenti. Una moneta vale perché chi la riceve crede di poterla spendere il giorno dopo, e un contratto vale perché un giudice, un sacerdote o un sovrano costringeranno il debitore a rispettarlo. I contratti sottoscritti con Solthar godono della protezione della Chiesa, e i sovrani fedeli pagano i loro debiti. Le monete d’argento di Solthar circolano fino ai porti corsari delle Isole.
Domitius di Ferrata considera i banchieri «uomini che spostavano il lavoro degli altri da un registro all’altro senza mai sollevare nulla di più pesante di una penna o di una moneta». Ho conosciuto minatori che direbbero lo stesso. Ho conosciuto anche minatori morti di fame perché nessuno aveva prestato al loro padrone il denaro per le paghe.
Il Tesoriere reale
Il Tesoriere reale è anche direttore della banca. È anziano, serve la Corona da trent’anni e tiene i registri come un prete tiene il libro delle preghiere: con il pollice consuma il cuoio della copertina sempre nello stesso punto. Il suo nome non lo conosco. È un uomo prudente, come devono essere i tesorieri, e i Re prudenti dovrebbero ascoltarlo più spesso di quanto facciano.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Quando i dromoni di Thalassar chiudono di fatto lo Stretto delle Spezie alle navi di Solthar, Varricus ordina: «Aprite i forzieri della Banca Reale. Non voglio sentire una sola parola sulla svalutazione, sulla stabilità della moneta o sulle proteste dei banchieri.» Con quell’oro compra pirati e capitani delle Sette Isole e mette taglie sui dromoni; i pagamenti ai Corsari delle Sette Isole passano per compagnie di mercanti e prestanome. Con lo stesso denaro, credo, il Re concede i «generosi fondi» della Spedizione di Lysandros a Umbra.
Le spie della Chiesa notano che «l’oro di Re Varricus si muove in modo strano». Titus colpisce dove la banca è più fragile: se un’altra nave di Thalassar verrà attaccata, la Cittadella ritirerà «fino all’ultima moneta» affidata ai banchieri di Solthar, e i debiti con Solthar non saranno più protetti dalla Legge della Chiesa. «Farebbe fallire mezza Thalmyra», dice il Tesoriere della Cittadella; «È quello lo scopo», risponde Titus, che è sicuro che Varricus non oserà trattenere l’oro dei clienti. Nello stesso momento fa partire il denaro destinato a Thalassar, spezzato in prestiti ai cantieri, acquisti di grano e anticipi sui dazi, prima che Solthar possa accorgersene. La lettera arriva a Thalmyra tramite il banchiere che cura gli affari di Solthar ad Aeterna, «come una questione di conti».
Il Tesoriere reale supplica il Re di cedere: senza l’oro di Aeterna tutti correrebbero ai banchi, nessuno pagherebbe più un debito a Solthar, i mercanti assalterebbero i banchi e le navi resterebbero in porto. «Sarebbe la fine di Solthar.» Varricus rifiuta, perché il denaro delle sue banche finirebbe per finanziare la flotta destinata a strangolare i suoi porti, e scrive le lettere da cui nasce il Patto dell’Oro, del Ferro e del Sangue: «registri bancari, liste di armi, quantità di grano e numero di coscritti», e Solthar mette l’oro. Il manifesto della Lega viene letto davanti ai palazzi del credito prima dell’apertura delle banche; i banchieri che il giorno prima discutevano se consegnare alla Cittadella i registri dei corsari offrono finanziamenti alla Corona e giurano che nessuna moneta ecclesiastica lascerà le loro casse. Che Titus abbia poi davvero ritirato i depositi, le mie fonti non lo dicono.
Una banca è una promessa con le mura di pietra. Finché la gente ci crede, le mura reggono; il giorno in cui smette, ci si accorge che erano di pergamena.
