Dromone
Informazioni
Campo Valore Tipo Nave da guerra a remi e a vela Uso Flotta reale di Thalassar Costruzione Arsenale di Chrysepolis Ponti Due ordini di remi sotto un ponte di combattimento Armamento Rostro di bronzo, balliste a torsione, torri per arcieri Equipaggio Quasi trecento uomini: centocinquanta rematori, marinai, artiglieri, almeno cento fanti di marina Esemplare noto Spettro di Thalassar Prima apparizione L’età dei regni
Il dromone è la nave da guerra di Thalassar, la spina dorsale della flotta reale ormeggiata a Chrysepolis. Chi lo vede uscire dal porto per la prima volta lo prende per un edificio che ha deciso di mettersi in mare: è più alto e massiccio delle grandi navi mercantili, costruito per sfondare e per uccidere. Un ufficiale della flotta, un navarca, me lo descrisse una sera come il vertice della guerra navale, una fortezza che non teme né dèi né uomini. Era ubriaco, ma in parte aveva ragione.
«Sono lunghe bestie di legno, più alte e massicce delle grandi navi mercantili, costruite per sfondare e uccidere.»
Il navarca lo chiamava «un capolavoro d’ingegneria senza rivali per stazza e potenza di fuoco», e i corsari delle Sette Isole, che di quella potenza di fuoco sanno qualcosa, si guardano bene dall’affrontarlo di fronte.
Struttura
Il dromone è una fortezza galleggiante di legno scuro (di quercia, mi dicono). Sopra la linea dell’acqua stanno due ordini di remi, uno dentro lo scafo e uno all’altezza del ponte, e sopra tutto il ponte di combattimento; lungo i fianchi si aprono le feritoie dei remi e le postazioni delle balliste; torri di legno proteggono gli arcieri a prua e a poppa. La prua è rinforzata di ferro e bronzo e termina in un rostro di bronzo che affiora appena sopra le onde come il muso di una bestia marina: abbastanza robusto da spezzare uno scafo nemico o aprirgli una falla sotto la linea dell’acqua. Sui ponti stanno le balliste a torsione, che scagliano dardi lunghi quanto giovani alberi, e macchine per pietre, giavellotti e recipienti incendiari. Le murate sono tanto alte da rendere difficile qualunque abbordaggio, e i ponti abbastanza larghi da permettere ai fanti di combattere in formazione.
Si muove con grandi vele quadrate e con i remi. Quando i remi scendono in acqua tutti insieme, il ritmo lo danno i tamburi battuti nelle viscere dello scafo. Io ho visto, dalle impalcature dell’arsenale, due ordini di remi uscire dai fianchi; il navarca parlava di tre ponti; le due cose non si escludono, ma non ho mai avuto il coraggio di contarli dall’interno.
Alcuni dromoni portano a prua delle strutture coperte che nessuno ha voluto spiegarmi. Un marinaio sosteneva che servissero a lanciare fuoco sopra l’acqua, un altro che contenessero soltanto pompe per spegnere gli incendi. Il primo era ubriaco, il secondo lavorava per la flotta: credo di più al primo.
Equipaggio
Un dromone imbarca quasi trecento uomini: centocinquanta rematori, poi marinai, artiglieri e almeno un centinaio di fanti di marina, armati di scudi rettangolari, lance e spade diritte. I rematori non sono schiavi incatenati ai banchi, come raccontano certi idioti nelle taverne: a Thalassar la marina è fatta di cittadini liberi, marinai e soldati addestrati a difendere la nave e fedeli alla corona. Quando serve, abbandonano i remi e combattono con asce da sbarco, mazze e coltelli da lavoro. Durante le cerimonie ricevono uniformi nuove, le fiancate vengono ornate di nastri e drappi, e gli ufficiali salgono al Palazzo per farsi benedire dal Re. Sulla vela maestra campeggia il serpente dorato della famiglia reale.
Pregi e difetti
Con il vento in poppa e i rematori al ritmo giusto, un dromone corre come un carro trainato da cento cavalli e non c’è preghiera che salvi chi gli sta davanti: il rostro lo apre come un frutto maturo. Il guaio comincia quando il vento gira o cala. Allora quella mole diventa una montagna da spostare a braccia: gli ordini scendono per boccaporti e scale, i tamburi accelerano, e per far virare la fortezza i rematori vengono spremuti fino a tossire sangue. Ha meno armi a poppa, il rostro non serve contro chi lo attacca di fianco o da dietro, e i punti deboli sono sempre gli stessi: i remi, il timone, la poppa.
Le liburne delle Sette Isole, basse e con vele triangolari capaci di prendere anche il vento di traverso, non cercano mai lo scontro frontale. Girano attorno al gigante come vespe, aspettano che la sua maestosità diventi lentezza e poi lo colpiscono dove non ha né armi né occhi.
«La balena è forte e immensa, ma i pescecani sono molti, affamati e maledettamente veloci.»
C’è poi il conto da pagare all’arsenale. I dromoni sono lenti come balene e affamati come pescecani: ognuno richiede alberi scelti per lo scafo e per l’albero maestro, assi per i ponti e centinaia di remi da sostituire di continuo. È per nutrire queste navi che Thalassar ha consumato le proprie foreste e guarda al Legno-Ferro di Amana.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Dopo la morte di Lucius Aurelianus, numerosi dromoni lasciano gli ormeggi e prendono a pattugliare le rotte meridionali e orientali, controllando l’accesso allo Stretto delle Spezie con il pretesto della pirateria. I mercanti di Thalassar passano, quelli delle Isole vengono perquisiti, nessuna nave di Solthar ottiene il permesso di attraversare: il Maestro delle Spie di Solthar lo riassume dicendo che il blocco non è dichiarato, ma esiste. Caelorn Varricus risponde mettendo una taglia sui dromoni, una per ogni scafo affondato, una più alta per ogni nave catturata e una fortuna per ogni capitano di Thalassar consegnato vivo. I corsari pagati da Solthar colpiscono di notte e spariscono tra le isole prima che i dromoni riescano a organizzare un inseguimento.
In mare aperto, quattro liburne guidate dal Serpente di Sabbia di Zafir assalgono un dromone isolato, lo Spettro di Thalassar. Una trave uncinata spezza i remi di un fianco, vasi di calce viva accecano il timoniere, i rampini legano il gigante alle navi corsare. Le balliste aprono una falla in una liburna e i fanti di marina tengono a lungo la linea attorno all’albero maestro, ma i corsari scendono dalle sartie alle loro spalle ed entrano dai portelli dei remi. Nessuno dell’equipaggio sopravvive.
