Oasi di Keshar

Informazioni

CampoValore
TipoOasi e città fortificata
RegnoArakhan
RuoloCapitale del Regno
SovranoRe Al-Mansur
Altri nomi«Smeraldo del Deserto»
DifeseTre cinte concentriche di mattoni crudi
Prima apparizioneL’età dei regni

L’Oasi di Keshar, che gli Arakhaniani chiamano anche lo «Smeraldo del Deserto», è la capitale di Arakhan e il cuore di tutto il Regno. Non è una pozza d’acqua in mezzo alla sabbia: è una vasta striscia di terra fertile che si allunga per chilometri nel Deserto di Arakhan, alimentata da profonde falde sotterranee che danno vita a canali, campi di grano, orti e milioni di palme da dattero. Chi arriva da Nord la vede comparire all’orizzonte come una linea verde e sottile, tremolante nel calore, e in mezzo al deserto quel verde sembra davvero un miracolo.

Arakhan è un regno immenso e quasi tutto di sabbia, e la sua vita scorre lungo quest’unica arteria. Chi possiede Keshar possiede le riserve d’acqua e le principali vie carovaniere della regione, i pozzi da cui dipendono gli eserciti e la strada che porta, verso oriente, al margine delle Selve di Amana. Per questo Thalios Serakh la vuole: per lui Keshar non è soltanto una città, ma la strada verso Amana, e Amana la strada verso il dominio del Continente.

Descrizione

L’anello esterno. Attorno alla città si stende la campagna dell’Oasi: villaggi dalle case di fango e dai tetti di paglia, che proteggono le terre agricole, palmeti, orti, canali e pozzi esterni. È la parte che un esercito nemico tocca per prima.

Le mura. La città sorge al centro dell’Oasi, attorno a una vasta sorgente e ai canali che ne distribuiscono l’acqua. È chiusa da tre cinte concentriche di mattoni crudi, rinforzate da contrafforti in pietra e torri quadrate e precedute da un fossato. Furono costruite per resistere alle tempeste di sabbia, alle razzie e agli assalti delle Tribù nomadi del deserto; erano secoli che non venivano messe alla prova contro un esercito regolare del Continente. Le cinte sono collegate fra loro da ponti.

La città. Dentro l’ultima cinta le strade sono strette, costruite per dare ombra nelle ore più calde. Balconi, terrazze e passerelle uniscono gli edifici sopra i vicoli, e scale esterne salgono ai tetti piatti. Ci sono templi con le loro scalinate, chiese, magazzini, portici, cortili, un mercato coperto pieno di datteri, spezie e tessuti, fontane pubbliche dove la gente fa la fila con le brocche, e un selciato bianco. L’aria sa di spezie, incenso e pane. L’acqua si conserva in cisterne e depositi sorvegliati.

Il Palazzo Reale. Al centro, su una grande piazza, sorge il Palazzo del Re, coronato da cupole e affiancato dagli edifici dell’amministrazione. Una galleria è decorata con dipinti delle antiche vittorie di Arakhan. Nella grande sala del trono, dai braccioli coperti d’oro, un mosaico mostra il primo re di Arakhan mentre riceve l’Oasi dalle mani di divinità del deserto più antiche del Silenzio: è la storia di fondazione del Regno, e dice chiaramente da dove i Re di Keshar credono di avere ricevuto il diritto di regnare.

Quanti abitanti abbia Keshar in tempo di pace non lo so. So che durante l’assedio, con i profughi dei villaggi, dentro l’ultima cinta se ne contavano quasi duecentomila.

Storia

Della storia antica dell’Oasi le mie fonti dicono soltanto ciò che racconta il mosaico e ciò che raccontano le mura: un dono degli dèi del deserto, poi secoli di tempeste, predoni e tribù da tenere fuori. Ai giorni nostri Keshar è la città che deve cadere perché il piano di Thalassar possa cominciare.

Eventi nella saga

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