Quartiere degli Scribi
Il quartiere degli Scribi è uno dei quartieri benestanti di Aeterna, quello in cui vivono gli uomini che campano di penna: scribi, archivisti, copisti al servizio della Cittadella Imperiale e dei suoi registri. Per chi ci arriva dai sobborghi, sopra i tetti o lungo i vicoli, il cambiamento è netto. Le case si fanno più alte, le vie meno sporche; le finestre hanno vetri veri invece della tela cerata, le grondaie sono fissate al muro con staffe di bronzo, sotto i portici non dorme nessun mendicante e di notte restano accese le lanterne private. È un quartiere che dorme tranquillo, o almeno così crede.
Non è il centro dei palazzi dei Cardinali e dei nobili, e non è la periferia delle concerie: è la città di mezzo che la Chiesa mantiene perché le serve. In un Regno di Preti, chi copia i registri vive meglio di chi li riempie con la propria vita. Mi sembra giusto, a modo suo: anche il Mercato della Memoria ha bisogno di qualcuno che sappia scrivere.
Ci abita il vecchio archivista Vaelor, un topo di biblioteca capace di emozionarsi per una data sbagliata in un registro di trecento anni prima e di tormentarti per ore per spiegartelo. Che io sappia, non ha mai detto una parola contro la Chiesa. Insegna a leggere ai figli dei conciatori e dei servitori.
Eventi nella saga
L’età dei regni
In una notte senza stelle Cassio attraversa i tetti dei sobborghi fino al quartiere degli Scribi, controlla che non ci siano sentinelle e trova socchiusa un’imposta della casa di Vaelor: il vecchio è sveglio, curvo sulla scrivania fra pergamene, codici, mappe e tavolette cerate. Cassio lo uccide con la Spina, prende i fogli dei Diari della Fondazione e dà fuoco al resto. Sui tetti vicini, oltre una passerella di legno fra due edifici e un vicolo strettissimo, lo aspettano quattro confratelli dell’Ordine dei Silenti; muoiono tutti, mentre le fiamme raggiungono il tetto della casa dell’archivista.
Il mattino dopo nel quartiere corre la voce che il vecchio Vaelor è morto in un incendio. «Dormiva sempre con le candele accese», dice la gente; «Una tragedia, ma tale sarà stata la volontà del Silenzio», dicono le guardie; «Era un uomo buono e verrà ricordato in eterno», dicono i preti. Io la sera prima l’avevo visto in una taverna, agitato, con la borsa stretta al petto, a mormorare nomi, date e numeri. Non era ubriaco. Sembrava un uomo che ha trovato la risposta e ha capito troppo tardi che era più sicuro continuare a cercarla. La versione ufficiale sulla casa fu che erano bruciate soltanto alcune vecchie carte.
