Ordine dei Silenti
Informazioni
Campo Valore Tipo Ordine armato della Chiesa Nome popolare Silenziatori Sede Cittadella Imperiale, Aeterna Appartenenza Chiesa del Silenzio Obbedienza il Sommo Pontefice Armi Spina, Cappello circolare dal bordo affilato Abito seta nera, fasce di cuoio ai polsi, brache larghe Prima apparizione L’età dei regni
L’Ordine dei Silenti è il corpo di preti armati della Chiesa del Silenzio: sacerdoti consacrati che servono la Cittadella Imperiale con la lama invece che con la penna, o meglio con entrambe. In Cittadella li chiamano Silenti; il popolo di Aeterna li chiama Silenziatori. Lo scrissi una mattina in cui la città si era svegliata con un silenzio che non mi piaceva, e non ho cambiato idea:
«In Cittadella li chiamano Silenti; noi, qui sotto, Silenziatori, perché la voce non te la lasciano.»
Ufficialmente sono messaggeri e custodi. Portano ai Re la voce della Cittadella, con le pergamene nere scritte in lettere d’argento, e non piegano il capo davanti a nessun sovrano: chi porta la parola della Chiesa non si inginocchia. Il loro cavallo è bardato di nero, il loro galero ha il bordo d’argento come quello di ogni prete, ma quell’argento, a guardarlo sotto il sole, scintilla troppo per essere soltanto tessuto. È il braccio armato che la Chiesa giura di non possedere. Quando la tua verità diventa scomoda per il Pontefice non ricevi un arresto né un processo, che lasciano testimoni e documenti: ricevi una visita notturna, e il giorno dopo il registro dice che sei morto di febbre, per una disgrazia o per una candela lasciata accesa.
Aspetto ed equipaggiamento
In pubblico un Silente sembra un prete come gli altri, con il saio e il grande Cappello circolare. Sotto, è un’altra cosa:
- una tunica di seta nera, ampia e leggera, trattata perché non frusci contro il legno o la pietra;
- due fasce di cuoio ai polsi e, sotto ciascun avambraccio, una Spina: lama sottile di metallo scuro, lunga poco meno di un cubito, fatta per passare tra le piastre di un’armatura, in un’orbita o fra due vertebre, e capace di essere lanciata;
- brache larghe raccolte alle caviglie o infilate in stivali massicci e rinforzati, con protezioni di cuoio sotto il saio. Quel taglio non viene dalla tradizione del Continente: lo adottarono secoli fa i primi Silenti della Cittadella dopo aver studiato gli abiti dei guerrieri delle Sette Isole, quando capirono che la solennità delle vesti serve a poco sopra un tetto;
- il cappello: tesa larga e perfettamente circolare, con un sottile anello di metallo argentato e affilatissimo lungo il bordo e piccoli pesi nascosti nella struttura per tenerlo stabile in volo. Lanciato di taglio, ruota, apre la carne, spezza le vertebre e torna nella mano di chi l’ha scagliato.
Si muovono di notte sui tetti, corrono sui cornicioni e calano dalle grondaie senza un rumore. Le guardie della città li vedono soltanto da morti.
Struttura e addestramento
Gli adepti vengono addestrati da confratelli più anziani nelle sale segrete della Cittadella, le «sale senza finestre». Vi si impara, fra l’altro, a lanciare il cappello e a chiudere a un uomo ogni via di fuga sui tetti. Il resto dell’addestramento, e chi lo dirige, resta dietro quei muri; non sono mai riuscito a farmene raccontare di più.
Quanti siano non lo so, e chi lo sa non lo dice. Re Cassander di Vindelia ne aveva paura quanto della scomunica; suo figlio Giulio, più pratico, osservò che i Silenti non sono abbastanza per arrestare un’intera Legione. Ha ragione lui, credo. Ma un Silente non serve ad arrestare le Legioni: serve a far sparire l’uomo che le comanda.
Eventi nella saga
L’età dei regni
La notte del concilio un prete dal cappello affilato attende nell’ombra degli alloggi di Lucius Aurelianus e riceve da Titus due parole: «Messaggero» e «Sud». All’alba il messaggero che porta ad Agrios l’ordine di intensificare l’assedio di Keshar giace decapitato in una piazza dei sobborghi; due Silenti gli prendono la lettera e spariscono. Poco dopo un Silente raggiunge l’esercito di Thalassar nel deserto, non si inginocchia davanti al Re e legge l’Editto della Magna Campana.
Si scopre allora che Cassio, il «Diacono dei Poveri», è uno dei Silenti più anziani ancora in vita: ha insegnato egli stesso agli adepti nelle sale segrete della Cittadella. Durante ogni incarico i Silenti sentono una vibrazione sottile nel cranio, che i maestri insegnano a riconoscere come il «richiamo dell’Ordine» e chiamano «disciplina, sintonia, conferma»: compare quando la volontà esita e si attenua dopo l’esecuzione. Mandato da Titus a uccidere Vaelor, Cassio esegue, ma salva i fogli dei Diari della Fondazione; sui tetti del Quartiere degli Scribi lo aspettano quattro confratelli («Titus non lascia testimoni, Cassio.» «Hai visto i documenti. Sei contaminato.»). Cassio li uccide tutti e quattro: uno con il cappello alla base del collo, uno con la Spina nell’occhio, uno sbattendogli la testa contro una gronda, l’ultimo con la Spina lanciata nel ventre e lasciato cadere dal cornicione. Prima di morire quest’ultimo confessa che era una prova: se Cassio avesse ucciso senza ascoltare sarebbe tornato vivo. Subito dopo il ronzio nel cranio di Cassio si interrompe.
Io, il mattino dopo, sentii dire nei vicoli che i morti vestiti di seta nera erano cinque, o forse quattro, o forse sette, e che le guardie li avevano raccolti nei canali e nelle grondaie. Quando la Cittadella ordina il silenzio, le cifre crescono da sole: i morti erano quattro. La versione ufficiale parlò di una lotta fra bande. Le bande dei sobborghi, che io sappia, vestono stracci e usano coltelli da pane.
