Scisma
Lo Scisma è la rottura con cui tre Regni del Continente smettono di obbedire ad Aeterna senza smettere di pregare il Silenzio. È la cosa più vicina a una data di nascita che l’Età dei Regni possa vantare: prima, per quanto morto da più di un secolo, l’Impero continuava a esistere nella testa della gente.
All’inizio di questa storia nessuno parla di scisma. La Chiesa del Silenzio riceve da ogni angolo del Continente le Decime e le copie dei Monumenta, scavalcando i Re; i sacerdoti insegnano che essere esclusi dai registri della Cittadella significa affrontare la morte senza che il Silenzio riconosca il proprio nome, e nemmeno chi odia le Decime osa sfidare la Dannazione della Memoria. Titus, che conosce i conti meglio di chiunque, sa che cosa accadrebbe se la Chiesa perdesse il proprio peso: Varricus smetterebbe di prestare denaro, e
«tutti i regni avrebbero cominciato a trattenere i Monumenta e le decime nelle rispettive capitali, sostenendo che la Cittadella non fosse più in grado di custodirli.»
È esattamente ciò che succede. Bisogna riconoscere al Pontefice di aver previsto tutto, salvo la parte in cui era lui a provocarlo.
Antefatti, svolgimento e conseguenze
L’età dei regni
Antefatti. Dopo la caduta del Nord, Titus minaccia Caelorn Varricus di ritirare l’oro della Chiesa dalle banche di Thalmyra, pretende da Domitius l’esclusiva sulle armi di Ferrata e continua a far partire verso Aeterna le Decime di Vindelia. I tre Regni stringono il Patto dell’Oro, del Ferro e del Sangue. Ma i sovrani sanno che dichiarare guerra ad Aeterna significherebbe rivolte, perché anche un contadino che maledice l’esattore desidera ancora che qualcuno registri la sua esistenza quando morirà. Decidono allora di separare la fede dall’uomo che la rappresenta: Titus sarà un usurpatore che ha contaminato la dottrina pura della Chiesa.
«Non attaccarono il Sacro, ma dichiararono invece di volerlo salvare.»
La notte del manifesto. Squadre di funzionari, generali e scribi, protette da pattuglie armate, attraversano le città con scale, martelli, secchi di colla e pergamene già sigillate. A Solthar le copie arrivano nei quartieri mercantili prima dell’apertura delle banche; a Ferrata alle fucine durante il cambio del turno notturno; a Vindelia vicino a caserme, granai e piazze d’addestramento, perché i soldati le leggano prima che intervengano gli ufficiali fedeli ad Aeterna. All’alba sono inchiodate alle porte di cattedrali, municipi, mercati e caserme. Alcuni preti tentano di strapparle e vengono allontanati dalle guardie; altri le leggono ad alta voce ai fedeli. Il testo comincia così:
«Il Silenzio è sacro, ma la Chiesa è infetta.»
e prosegue accusando Titus di aver tradito «il patto tra i Regni», di usare le Decime per finanziare guerre che chiama ordine, di vendere la Memoria come una merce e di aver abbandonato il Nord ai barbari. Promette che le Decime resteranno nelle loro terre, e conclude che non si sguainano le armi contro la Fede, ma contro chi pretende di esserne l’unico padrone.
La risposta dei tre Regni. A Solthar i banchieri, che il giorno prima discutevano se consegnare alla Cittadella i registri dei corsari, offrono finanziamenti alla Corona, e nei porti gli equipaggi delle Sette Isole dipingono nuovi nomi sugli scafi. A Ferrata le fucine si fermano per qualche minuto e nasce il grido «Neppure un chiodo!». A Vindelia Giulio fa spezzare con l’ascia i sigilli dei granai della Chiesa e distribuisce il pane nelle piazze.
Le divisioni. Non tutti aderiscono. Alcune cattedrali si riempiono di fedeli terrorizzati che pregano per ore davanti ai Monumenta e chiedono se i loro nomi verranno cancellati dagli archivi di Aeterna. Le famiglie litigano: padri denunciano figli arruolati nelle milizie, mogli nascondono i simboli della Cittadella che i mariti appendono alle porte, e in molte case si smette di parlare di politica a tavola. Alcuni sacerdoti condannano i sovrani, altri depongono i simboli della Cittadella e dichiarano che il Silenzio non appartiene a Titus, chi per convinzione e chi perché ha visto le guardie schierate fuori dalla cattedrale. A Ferrata un prete che cerca di staccare il manifesto viene colpito alla testa con un martello e lasciato a sanguinare sui gradini; a Vindelia due soldati che rifiutano di fermare una carovana della Decima vengono impiccati davanti ai granai.
«Lo Scisma non fu pacifico e non fu neppure completo»
Nelle campagne più remote molti continuano a mandare la Decima in segreto tramite il parroco. Alcuni sacerdoti nascondono i registri ecclesiastici prima che i funzionari reali possano sequestrarli; altri cominciano a raccogliere nomi, armi e denaro per una resistenza armata in nome della Chiesa.
Conseguenze. Basta lo stesso. Per la prima volta nella storia di Aeterra non singoli uomini, ma masse intere smettono di considerare i propri Regni emanazioni di un potere superiore. Quel grano è di Vindelia, quel ferro di Ferrata, quell’oro di Solthar, e per quelli, non per Aeterna, si è disposti a combattere. A mezzogiorno alcune navate si riempiono e altre restano quasi vuote; in certe città i sacerdoti pronunciano il nome di Titus e ricevono silenzio, in altre lo omettono. Le stesse persone che entrano in cattedrale a implorare la protezione del Silenzio escono poco dopo ad acclamare i sovrani ribelli, e non vi vedono contraddizione.
«L’eresia diventò patriottismo.»
La fede nel Silenzio resta viva; l’unità del Continente no. L’Impero, dopo più di cento anni, è ufficialmente finito, e comincia l’età dei regni. Io lo scrissi a modo mio, quel giorno: la fede non è scomparsa, ha semplicemente cambiato padrone prima che qualcuno potesse accorgersene.
Voci correlate
- Patto dell’Oro, del Ferro e del Sangue
- Lega
- Chiesa del Silenzio
- Titus
- Monumenta
- Decima di Guerra
- Solthar
- Ferrata
- Vindelia
- Giulio
- Domitius
- Caelorn Varricus
- Nodus Urbis Aeternae
- Impero
