Legionari
Legionari si chiamano, in tutto il Continente, i fanti delle legioni: le grandi unità militari che l’Impero lasciò in eredità ai Regni nati dalle sue rovine. La parola è sopravvissuta a ciò che indicava. Thalassar la usa per i suoi professionisti, Vindelia per i coscritti delle sue Legioni numerate, Valdoran per i contadini con la cotta di maglia più pesante, Aeterna per le guardie della Chiesa. Ognuno pronuncia la stessa parola convinto di essere l’erede vero.
Origini
Le cronache imperiali descrivono battaglie ordinate, manovre perfette e legioni che avanzavano come un unico organismo. Le vittorie dell’Impero si recitano ancora nelle caserme come preghiere: file compatte, scudi uniti, ordini gridati al momento giusto e il nemico spinto contro un fiume o sepolto sotto una collina. Nessuno ricorda che quelle vittorie appartenevano a eserciti nutriti, pagati e guidati da uomini capaci di sostituire una coorte perduta con altre dieci. Sotto l’Impero il nome di un soldato sopravviveva nelle liste della sua legione, come quello di un mercante nei registri delle tasse.
Caduto l’Impero, durante la lunga Guerra Civile gli uomini si arruolarono come mercenari per i nuovi Re, e le legioni marciarono sotto bandiere diverse. Il modello, però, è rimasto ovunque: coorti, centurioni, vessilli, segnali di corno, scudi sovrapposti, e la convinzione che un manipolo di uomini addestrati valga quanto dieci selvaggi urlanti.
Struttura
Valdoran. L’esercito del Nord segue ancora il modello imperiale. Legionario è il soldato con la cotta di maglia più pesante, e nessuno ha avuto il coraggio di cambiare la parola:
«Non esistono più legioni imperiali degne di questo nome, naturalmente, ma nessuno ha avuto il coraggio di cambiare la parola.»
I Legionari di Valdoran portano grandi scudi, lunghe spade e le armature migliori che il loro Castello riesce a procurare. Dovrebbero essere veterani addestrati a combattere in formazione; dietro di loro vengono i lanciatori di giavellotti e gli schermidori leggeri, davanti o accanto i Limitanei. A Castrum Vargus, la «fortezza legionaria» del Limes, dovrebbe esserci una legione intera, mille uomini. Ne parlo meglio alla voce Esercito di Valdoran.
Thalassar. Le legioni più ricche e potenti del Continente sono quelle dei Serakh, professionisti che si svegliano, si addestrano, mangiano e tornano ad addestrarsi. Un ufficiale catturato nelle Selve ne contava circa sessantamila uomini registrati. In battaglia avanzano spalla contro spalla dietro una parete di grandi scudi rettangolari, con il serpente dipinto sul legno, elmi con paragnatidi, cotte di maglia e corazze lamellari o di piastre, lance corte sopra il bordo degli scudi e suole chiodate; uccidono con movimenti corti, ripetuti migliaia di volte durante l’addestramento, e quando un uomo cade quello alle sue spalle ne prende il posto. Sono organizzati in coorti agli ordini di centurioni e generali come Agrios, e consumano tanto legname per accampamenti, carri e macchine da guerra che il Regno ha quasi finito i propri boschi.
Vindelia. La capitale di Vindelia è nata da un antico castrum e somiglia ancora a una caserma a cielo aperto. L’esercito di leva è tra i più grandi del Continente: i ragazzi vengono addestrati fin dall’infanzia nelle formazioni della fanteria imperiale e puniti se lasciano spazio tra gli scudi. Le sue Legioni portano un numero, dalla Prima in su. Sono anche affamate: calzari bucati, lance con le punte arrugginite, scudi rattoppati, avena mescolata a paglia per i cavalli, mentre gli ufficiali dichiarano reparti perfettamente equipaggiati. Il principe Giulio ha visto i suoi uomini dividere una sola punta di lancia tra tre aste.
Caldor. Anche Caldor chiama legioni i suoi reparti; molti soldati hanno armature lucide e non hanno mai combattuto.
Aeterna. La Città Santa ha pattuglie di legionari della Chiesa che mantengono un’apparenza d’ordine nei quartieri centrali. Il Pontefice, però, dice ai suoi che la Chiesa non ha legioni: ha poca terra e vive dell’oro che i fedeli le mandano da ogni angolo del Continente, mentre il suo braccio armato sono i Silenti. Le due cose stanno insieme meglio di quanto sembri: chiamare legionario un uomo con una lancia costa poco, mantenere una legione costa moltissimo.
Eventi nella saga
L’età dei regni
La legione che non viene. La notte in cui il Limes cede, il mio compagno della Torre 102 ripete che a Castrum Vargus ci sarà l’intera legione. Forse in quel momento mille legionari marciavano verso Nord con armi splendenti e carri pieni di provviste. Forse.
Aeterna. Alla morte di Aurelianus le pattuglie di legionari della Chiesa spingono la folla contro i muri e innalzano barriere lungo la via consolare.
Keshar. Quindicimila uomini scelti tra le legioni più addestrate di Thalassar stringono d’assedio l’Oasi di Keshar. Quando le torri d’assedio toccano le mura, i legionari thalassariani escono dal buio dietro la loro parete di scudi rettangolari e travolgono i coscritti di Arakhan con i loro scudi di vimini; contro di loro combattono anche le Amazzoni di Selene.
Il Tauria. Nella Battaglia del Tauria l’esercito del Nord, «ultimo orgoglioso erede dell’antica Legione», viene distrutto dall’Orda, i cui guerrieri vestono pezzi di armatura strappati ai cadaveri dei legionari. L’accampamento barbaro non possiede la precisione di una legione, ma possiede un comando. Lungo il Tauria i manuali di tattica imperiale diventano carta straccia.
Le valli. Marcellus non manda le sue legioni contro l’Orda: le manda a occupare fattorie, mulini e granai delle valli meridionali di Valdoran.
Vindelia. Quando Giulio sfila l’anello al padre, il comandante della Prima Legione è il primo a inginocchiarsi. Le Legioni dalla Prima alla Quarta marciano verso i passi di Ferrata e Solthar, al loro fianco: è il «Sangue» del Patto dell’Oro, del Ferro e del Sangue. «I Silenti non sono abbastanza per arrestare un’intera Legione», dice Giulio a suo padre.
