Cassiane

Informazioni

CampoValore
SessoFemmina
TitoloRegina Madre di Thalassar
DinastiaDinastia Serakh
ResidenzaAla orientale di Basileia Thalassar, Chrysepolis
FigliThalios Serakh, Thaleia Serakh
Prima apparizioneL’età dei regni

Cassiane è la Regina Madre di Thalassar, vedova del vecchio Re e madre di Thalios Serakh, il sovrano regnante, dei principi Iason e Braxos e della principessa Thaleia. A corte quasi nessuno la chiama per nome: per tutti è «la regina vedova», «la Regina», e per la figlia semplicemente «Madre».

Dopo la morte del marito si è ritirata negli appartamenti dell’ala orientale di Basileia Thalassar e ha abbandonato a poco a poco ogni ruolo pubblico. Riceve soltanto donne, sacerdotesse e poche serve anziane che servivano già la famiglia ai tempi del marito. I fratelli di Thaleia non mettono piede in quell’ala da anni. C’è ancora chi le porta doni, come il giovane capitano Ariston: si fa così con le reliquie che nessuno prega più ma che è sconveniente dimenticare.

Aspetto

Da giovane è stata una donna bellissima: i ritratti del Palazzo la mostrano vestita d’oro accanto al marito, con il volto fiero e gli occhi pieni di vita. La donna di oggi sembra appartenere a un’altra epoca. È invecchiata prima del tempo: i capelli scuri sono attraversati da larghe ciocche bianche, la pelle è pallida, quasi trasparente, e veste abiti semplici, senza gioielli, tanto austeri da farla sembrare più una sacerdotessa che una Regina.

Le sue stanze le somigliano. Pesanti tende tengono chiusa la finestra davanti alla quale siede, l’aria sa d’incenso, e sul tavolo ardono tre lampade accanto a piccole tavolette votive e ai Monumenta di alcuni antenati della gens Serakh.

Personalità

Cassiane non ha più illusioni e non finge di averne. Dice di non possedere alcuna autorità sul figlio Re, al quale ha parlato molte volte, per le ragioni più svariate, senza mai ottenere nulla: Thalios non le obbediva da bambino e ora, prima di essere suo figlio, è il suo sovrano. Lo dice senza orgoglio, come si constata il tempo.

Conosce la corte e le sue voci meglio di chiunque, perché ha avuto tutta una vita per ascoltarle. Ha accettato molte cose che non approvava, e ritiene che tutte le donne lo abbiano fatto e sempre lo faranno; non le considera giuste, soltanto inevitabili. Non c’è cattiveria nella sua rassegnazione. C’è la stanchezza di chi ha perso la propria battaglia molti anni fa e da allora cerca solo di sopravvivere al mondo così com’è.

Quanto valga questa saggezza, giudicatelo voi. A Chrysepolis la chiamano prudenza; io la chiamerei con un altro nome, ma non ho mai dovuto vivere in quel Palazzo.

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