Spettro di Thalassar
Informazioni
Campo Valore Tipo Dromone da guerra Flotta Flotta reale di Thalassar Porto Porto militare di Chrysepolis Capitano Ariston Equipaggio Quasi trecento uomini, tra cui centocinquanta rematori Insegne Vessillo meridionale all’albero maestro, serpente dorato dei Serakh sulla vela Prima apparizione L’età dei regni
Lo Spettro di Thalassar è un dromone della flotta reale di Thalassar, uno dei più noti del porto militare di Chrysepolis. Il nome è inciso a prua in lettere di bronzo, ormai annerite dalla salsedine; dall’albero maestro pende il vessillo meridionale e sulla vela principale campeggia il serpente dorato della famiglia reale.
Nella capitale è una nave da parata quanto da guerra. Durante le cerimonie le sue fiancate vengono decorate con nastri e drappi, i rematori ricevono uniformi nuove e gli ufficiali salgono al Palazzo per ricevere la benedizione del Re. Quando rientra da una missione suonano i corni, e la folla si ammassa lungo i moli per vedere il rostro sollevare la schiuma. Il suo capitano, Ariston, è un giovane dalle belle maniere, sempre rasato e ben vestito, che porta rapporti al Re e doni alla Regina Madre Cassiane.
Come tutti i dromoni è una fortezza galleggiante di legno scuro: due ordini di remi e il ponte di combattimento sopra la linea dell’acqua, balliste lungo i fianchi, torri per gli arcieri a prua e a poppa, un rostro di bronzo. Da lontano, a chi lo ha visto soltanto dalle terrazze del Palazzo, sembra invulnerabile.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Lo Spettro naviga da solo in mare aperto quando, all’alba, quattro navi corsare pagate da Solthar escono dalla nebbia: tre liburne e il Serpente di Sabbia di Zafir, sul quale si trova Thaleia, che riconosce il dromone dal porto della Capitale.
I corsari non gli concedono mai il fronte. Due navi si tengono sui fianchi fuori dall’arco delle balliste, una punta alla poppa; una trave rinforzata con uncini di ferro, trascinata attraverso la sua rotta, si incastra tra le pale e spezza i remi di un lato, e un remo rientra nello scafo come una lancia travolgendo gli uomini di due banchi. Il dromone perde il ritmo e offre la poppa. Vasi di calce viva accecano gli uomini al timone, i rampini legano le liburne alle murate e comincia l’arrembaggio.
Lo Spettro non si arrende. Le balliste spezzano il pennone di una liburna e ne sfondano un’altra vicino alla linea dell’acqua; i fanti di marina formano un muro di scudi attorno all’albero maestro e i rematori, uomini liberi, abbandonano i banchi per combattere con asce e frammenti di remo. Ma i corsari scendono dalle sartie alle spalle della formazione ed entrano dai portelli dei remi; la calce e la pece in fiamme fanno il resto. Ariston guida la difesa gridando «Per Thalassar! Per la dinastia Serakh!» finché un rampino non gli squarcia la coscia e una scimitarra gli apre la gola. Gli ultimi dodici difensori, uno dei quali solleva l’insegna con il serpente, vengono abbattuti a frecce senza che nessuno chieda pietà; gli ultimi tre sono finiti con i coltelli.
Il saccheggio porta via grano, armi, tessuti, vino e il forziere dell’erario militare, così pesante che servono sei uomini per spostarlo. Lo Spettro viene abbandonato inclinato sulle onde, con il fuoco che corre lungo la coperta e le torri degli arcieri che bruciano come pire. Un giovane rematore aggrappato a una panca è l’ultimo superstite: un arciere del Serpente lo uccide per scommessa. Durante l’arrembaggio muore anche Draga, trafitta da Zafir sul ponte della liburna.
