Draga
Informazioni
Campo Valore Sesso Femmina Condizione Schiava Ruolo Serva personale di Thaleia Serakh Provenienza Terre barbariche oltre il Grande Limes Settentrionale Residenza Basileia Thalassar, Chrysepolis Prima apparizione L’età dei regni
Draga è la serva personale della principessa Thaleia Serakh nel Palazzo Reale di Chrysepolis. Per la corte di Thalassar è una delle tante schiave straniere che tengono in piedi lo splendore della reggia; per Thaleia è la persona più vicina a un’amica che le sia mai stato concesso di avere.
Viene dalle terre barbariche oltre il Grande Limes Settentrionale ed è arrivata a corte ancora bambina. Draga non è il suo nome: è quello che le diedero a corte. Per molto tempo lei continuò a pronunciarne un altro, ogni volta che indicava se stessa, e nessuno si interessò mai di chiedere quale fosse quello giusto. Al Nord, quando un Duce compra uno schiavo, la prima cosa che gli dà è un nome nuovo, corto, facile da gridare attraverso un cortile; a Chrysepolis, a quanto vedo, non usano diversamente.
Aspetto
Draga è giovane, ha la pelle chiara e lineamenti molto diversi da quelli dei Thalassariani. Porta i capelli biondi in una treccia semplice; gli occhi sono di un azzurro pallido che, nelle giornate luminose, sembra quasi grigio. Sui polsi e sulle caviglie restano i segni sbiaditi delle corde con cui fu legata da bambina.
Personalità
Con Thaleia è severa e affettuosa insieme. La rimprovera per la postura, per il linguaggio e per le macchie di frutta sulle vesti, fingendosi scandalizzata mentre un angolo della bocca le trema per non ridere; le dà del «voi» e la chiama per nome solo di rado, quando sono sole e se ne dimentica. La sua severità ha una ragione pratica: a palazzo, come dice lei, si nota tutto, e la gente non ha niente di meglio da fare che raccontare i difetti degli altri.
Non si fa illusioni sul mondo. Quando la principessa sogna di essere una popolana, Draga le ricorda come vive una donna senza titolo:
«Una popolana si alza prima dell’alba, lavora fino a spezzarsi la schiena e muore senza che il Silenzio ricordi il suo nome.»
Sul proprio passato mente, e Thaleia lo sa. Racconta di grandi pianure, di foreste scure, di inverni in cui una sabbia bianca e gelida cade dal cielo, di una madre dai capelli chiari, di due fratelli e di un villaggio circondato da alberi; il racconto si ferma sempre prima del giorno in cui fu portata via, e lei sostiene di essere stata «affidata a un gruppo di mercanti». Sotto la livrea ordinata conserva ciò che ha imparato prima del Palazzo e nelle commissioni al mercato: sa riconoscere un ladro, conosce il porto e la sua lingua più sporca, e sa farsi rispettare da uomini che rispettano soltanto la paura o l’oro.
Prima degli eventi
Draga nasce a Nord, oltre il Limes, in una terra di pianure e foreste scure, e ne viene portata via da bambina. Conosce i moli di Chrysepolis da prima del Palazzo, dalla parte sbagliata di una catena; poi qualcuno a corte la compra e le assegna un nome e una padrona.
Quando arriva a corte non capisce né la lingua né il luogo in cui l’hanno portata: Thaleia, bambina anche lei, ricorda una veste troppo larga, le braccia strette attorno al corpo e uno sguardo terrorizzato. Con gli anni Draga impara la lingua, le regole della corte e il modo corretto di servire una principessa. Pettina Thaleia, le rimbocca le coperte, le insegna come comportarsi davanti alla corte e, quando la mandano al mercato, attraversa da sola quei moli che conosce da prima.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Draga prepara Thaleia per il ritorno a Chrysepolis di Braxos Serakh e Iason Serakh, dopo averle riferito la notizia appresa da una lavandaia, da un ragazzo delle stalle e da una guardia della porta occidentale. Quando la principessa torna sconvolta dopo aver ascoltato di nascosto i fratelli e il logoteta Nikephoros stimare il suo valore come sposa, Draga le spiega con amarezza la regola che conosce da sempre:
«Perché siamo donne. Cambiano i vestiti, i palazzi e il prezzo, ma non il modo in cui gli uomini ci considerano.»
Messa alle strette, ammette che tra serve e soldati corre la voce che il Re Thalios Serakh non guardi la sorella come un fratello dovrebbe, e le consiglia di essere prudente.
Quando Thaleia decide di fuggire, Draga cerca di dissuaderla e poi, non riuscendoci, la segue per proteggerla. La guida per il passaggio segreto fino al porto con il tono pratico e privo di deferenza di chi, fuori dal Palazzo, comanda lei; nei quartieri bassi le fa da scudo e la trascina via ogni volta che sta per tradirsi. Su un molo povero cambia postura e voce come un’attrice che entra in scena e tratta con il corsaro Zafir in gergo da bassifondi, insultando la nave, l’equipaggio e la virilità del capitano; paga il passaggio verso Nord con un anello dallo smeraldo grosso quanto una noce e minaccia di mutilare chiunque tocchi la ragazza. Zafir, divertito, la chiama «cornacchia». In cabina, quando il capitano scopre chi è Thaleia, Draga mette mano al pugnale e deve consegnarlo ai corsari; poi tiene i capelli alla principessa mentre vomita.
Durante l’assalto allo Spettro di Thalassar cerca di trascinare Thaleia sotto coperta, senza riuscirci. Quando Zafir colpisce la principessa al volto, Draga si lancia contro di lui: pianta nella coscia di un corsaro un piccolo coltello che teneva nascosto sotto la veste (il pugnale lo aveva consegnato, questo no: chi è stata schiava impara a tenere sempre una seconda lama), affonda i denti nell’avambraccio del capitano e, con il labbro spaccato da una gomitata, carica di nuovo puntando alla gola. Zafir le grida di fermarsi, poi la trafigge con la scimitarra sotto le costole; la lama le raggiunge un polmone.
Portata nella cabina, Draga muore tra le braccia di Thaleia, ma prima le racconta ciò che non le aveva mai detto: la catena al collo una decina di anni prima, «nelle valli a Nord, oltre il vostro Continente», la vendita per un sacco di sale e un coltello arrugginito, il maggiordomo del Palazzo che la comprò perché cercava qualcuno senza famiglia e che non facesse domande, il letto e il cibo, e poi Thaleia. Poi le dice che cosa è stata per lei:
«Tu non eri un lavoro», disse Draga. «Eri la prima cosa che avessi mai potuto amare senza che qualcuno me la strappasse subito.»
Le chiede di non lasciarsi trasformare di nuovo in un oggetto, perché tutti, il fratello come il corsaro, guardano il suo viso, il suo sangue e il suo sigillo per decidere quanto vale. Le sue ultime parole sono un consiglio: «Impara a mordere», e capire dove fa più male.
